Lavoro corporale secondo Jean Klein (la pratica)

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Il mio Maestro Jean Klein & me  –  Assisi, 1988

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il lavoro corporale é un modo per condurvi all’unione con tutti gli esseri”.

Jean Klein

 

Come accostarsi al corpo..

JK : Pur utilizzando le asanas e il pranayama tradizionali, le posizioni e le tecniche del respiro codificati da Patanjali, il lavoro inizia con la convinzione che non vi sia nulla da compiere o da divenire. Si tratta unicamente di una maniera di fare conoscenza con ciò che noi consideriamo come stabilito, il nostro corpo, i nostri sensi e la nostra mente. Questo ci condurrà, prima di tutto,  a conoscere ciò che non siamo, e finalmente, ciò che in realtà siamo diventa chiaro. Il corpo, i sensi e la mente sono un’espressione della nostra totalità.

Per voi, il corpo è più o meno un’immagine costruita nel vostro cervello. Che interesse possiamo avere ad esercitare il corpo condizionato ? In genere non si fa altro che rinforzare i suoi schemi. Quando i cinque sensi sono liberi dalla memoria, potete sentire che il corpo è fatto principalmente di strati di sensazione. Incoraggiare la sensazione corporale vi fa pregustare la sensazione globale. Questo vi condurrà all’equilibrio del corpo nella sua totalità. La sensazione globale va al di là  della forma fisica del corpo. Essa si espande nello spazio circostante. Questa sensazione di espansione aiuta ad eliminare l’immagine di sé poiché l’ego è unicamente una contrazione, una frazione. L’espansione è il “non-stato” senza ego. Nell’espansione non vi è isolamento. E’ amore.

Qual’è lo strumento che si utilizza in questo approccio ?

JK. Si tratta di un “ascolto” profondo, libero da interferenze mentali. Grazie a questo ascolto gli strati sottili paralizzati dell’energia corporale possono dispiegarsi. Lavorando con l’ascolto, senza volontà né scopo da raggiungere, il corpo ritrova il suo stato originale di leggerezza, di espansione, di trasparenza ed anche l’armonizzazione naturale dell’energia. Lavorando con il corpo dilatato, avremo una mente dilatata. Il corpo-mente dilatato è la soglia del nostro essere reale, la coscienza senza oggetto.

Lei, cosa intende per “sensazione corporale” ?

Ciò che voi chiamate il vostro corpo è solo un involucro nel quale vive un corpo sottile. Questo corpo interiore è un’energia sottile, la forza vitale che sostiene il corpo fisico. Tutta la nostra sensibilità dipende da questa forza vitale.

Nel nostro approccio, si tratta dunque di riportare l’energia corporale alla sua piena espressione, com’era nella nostra infanzia. Essendo coscienti di questo, essa ritrova un totale funzionamento.

Dunque, la prima cosa che facciamo nel nostro lavoro corporale è di risvegliare il corpo energetico, ne facciamo un oggetto di coscienza. Questo è ciò che definisco sensazione corporale. Quando la sensazione energetica è pienamente viva, produce una modificazione della struttura fisica. Ogni altro tentativo di cambiare il corpo proviene dalla volontà, dalla mente e ciò rappresenta una violenza. In ogni movimento, è il corpo energetico, il corpo vitale, che muove ed accompagna il corpo fisico. L’accento nel nostro insegnamento non viene messo sulla posizione o sulla struttura fisica, ma sulla sensazione corporale.

Quando il corpo vitale è risvegliato, l’intera struttura muscolare si distende e si effettua una riorchestrazione dell’energia. Il fatto di essere nell’espansione, vi conduce automaticamente al di là dell’idea di essere un’entità separata.

Tratto da “Qui suis-je ?  Jean Klein – edizioni Albin Michel

 

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Qual’è l’utilità del corpo ?

Jean Klein :  Il corpo, come la sua intelligenza, è un veicolo, ed è ridicolo identificarsi a quel veicolo quanto identificarsi alla propria auto o alla vostra casa. Trovate veramente ciò che vuol dire : “A cosa serve il mio corpo o Io non sono il corpo”, ma prima di poterne parlare, fatevi la domanda : Che cos’è il corpo ?..  altrimenti, “io non sono il corpo” rimane un’astrazione. Praticamente parlando, prendete coscienza di ciò che è il vostro corpo, come si presenta a voi. Voi siete il conoscitore del corpo, e dunque dovete essere coscienti di tutte le paure, le ansie, le tensioni, aggressioni ecc…. che percepite nel corpo, e di come la paura, il desiderio, ed ogni sorta di tensioni si manifestano nel vostro corpo. Familiarizzatevi con tutte le reazioni ed i comportamenti compulsivi nella vita di tutti i giorni. Conoscere il vostro funzionamento è di importanza vitale, non solo in quanto concetto, ma sono importanti anche le sensazioni che vivete nel quotidiano. In ogni situazione, con vostra moglie, i vostri figli o i vostri vicini. E’ molto importante !

Tratto da : Jean Klein, “Ouvert à l’Inconnu”p.33  in inglese ; “Open to the Unknown”p.11

 

 

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“Ricondurre il corpo ad una piena vitalità è un atto di guarigione.
Sentire il corpo è guarire  il corpo”. Jean Klein

A proposito di questa pratica..

“Il corpo nel corso della sua esistenza è molto condizionato dallo sforzo, dalle difese e a lungo andare diventa un nodo di tensioni e contrazioni che limitano l’espressione del corpo sensibile, esso non irradia più ed il corpo fisico si percepisce isolato dal mondo. Quando questa forza vitale viene bloccata, avviene anche un invecchiamento precoce del corpo che si manifesterà in primo luogo con una diminuzione della sensibilità e dell’energia”.  Jean Klein

 

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Sulla ricerca empirica.. o yoga, dove ascesi o sforzo non sono necessari e dove l’attenzione viene posta sulla presa di coscienza e sull’ascolto del flusso naturale del corpo. Si tratta di  una pratica che può essere cosi riassunta : «naturalezza, spontaneità, versatilità, consapevolezza, meditazione nell’azione ».

Con questo approccio, comunicando l’arte dell’abbandono,  accompagno “coloro che mi sono destinati” nella ricerca del gesto giusto, suggerendo l’attitudine migliore per potersi accostare al corpo; tramite un ascolto libero da aspettative, possiamo finalmente dargli voce, esso potrà allora raccontarvi la sua storia, la vostra storia. Nell’accettazione della propria realtà corporale del momento, diamo la possibilità al nostro corpo di ritrovare la sua forza vitale, dunque la sua salute e non ultima, la sua intelligenza.
Si impara ad utilizzare al meglio e in economia la muscolatura, cioè a diluire nel modo giusto l’impegno muscolare. Nella distensione avviene un riordinamento dell’energia, nello sforzo invece, vi è un dispendio energetico inutile ed eccessivo.
Con l’abbandono dei condizionamenti, nella fluidità del gesto giusto, il corpo ritrova il suo stato originale di libertà. Sfumano gradatamente gli schemi che hanno tanto condizionato ogni suo gesto e non solo…
Nell’ascolto profondo incontriamo il nostro potenziale di sensibilità e la sensibilità diventa allora la nostra forza !
Dedicando anche una particolare attenzione al respiro, possiamo  constatare che in una calma ricettiva, la respirazione è naturale e si rivela come un soffio riparatore. Vediamo svanire l’ansia e la paura, ci sentiamo più liberi, più aperti e trova terreno fertile in noi il presentimento della Realtà.  Ornella De Benedetti

 

 

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Il corpo é memoria. Ciò che si risveglia al mattino non é il corpo, ma la vostra memoria. Il corpo é il passato. E’ uno schema di reazioni, di resistenze e di paure cristallizzate. Per esempio, probabilmente quando eravate bambini, a volte non siete riusciti a seguire  bene le vostre lezioni a scuola e rientrando a casa con le note nel vostro diario, è possibile che abbiate avuto paura della collera dei vostri genitori o abbiate temuto la loro delusione. Dopo alcune volte, questo sentimento di paura é diventato cronico e si é manifestato come una contrazione permanente nel vostro corpo, una contrazione dei muscoli e delle articolazioni.

Nella nostra vita ci sono centinaia di situazioni che si ripetono molte volte e che vi conducono ad uno stato cronico di contrazione. Questa contrazione paralizza la vera sensazione energetica del corpo, la nostra sensazione tattile acquisita sin dalla nascita; ma avendo dimenticato come si sente un corpo rilassato, completamente espanso e leggero, noi chiamiamo il nostro corpo questa materia contratta, spesso pesante e rigida. Spesso non amate questo corpo perché non lo sentite meritevole di essere amato e ne abusate con cibo non appropriato, abuso di alcol o droghe, oppure lo punite con comportamenti violenti. Dobbiamo sapere, che non potremo mai sentirci liberi dal corpo finché non lo conosciamo, e non possiamo conoscerlo maltrattandolo. In altri termini, non possiamo cambiare una reazione con un’altra reazione. Come possiamo allora, amare il nostro corpo, conoscerlo, per potere così capire che non siamo il corpo ? Dobbiamo osservare il corpo in maniera totalmente oggettiva, allo stesso modo in cui osserviamo un albero,  un tavolo o qualsiasi altro oggetto che non possa avere un forte impatto psicologico su di noi. Potremo allora sentire senza interpretazioni, il suo peso, la contrazione, l’agitazione, ecc. accettare i fatti senza interferenza psicologica. Accettando la sensazione del corpo, “accettare” e non “tollerare”, si potranno allora manifestare pienamente diverse sensazioni nella vostra accettazione, nella vostra attenzione; sentite l’agitazione del corpo, ma siete solo sensazione, non vi sono commenti psicologici, non vi é qualcuno che senta, né un oggetto sentito, vi é solo sensazione. La sensazione, il peso, l’agitazione, possono allora articolarsi davvero. E’ molto importante che abbia luogo questa articolazione, altrimenti tutte le sensazioni così assemblate, non saranno coscienti. Quando la sensazione  fiorirà nella vostra attenzione, potrete lasciare che vi abbandoni, e  resteranno unicamente, l’accettazione, l’attenzione e la luce. Questa chiarezza, questa accettazione non è localizzata nella testa, non é localizzata da nessuna parte. Quando la percezione viene svelata nella coscienza, l’energia liberata si dissolve nella luce. Questa luce, quest’energia, viene sentita spontaneamente a tutti i livelli della nostra esistenza fenomenica. Si diventa spontaneamente coscienti di una nuova sensazione corporale, una sensazione di energia, di luce, di spazio, di vacuità e di espansione. Questo corpo é il vero corpo, il corpo organico. Il corpo porta in sé le qualità della sua fonte, di cui é l’autentica espressione, la sua propria sorgente, la luce. Questo corpo é altamente amante, e può agire unicamente nell’amore. Quando avrete sentito una volta il corpo organico luminoso, questo sentimento ritornerà spesso perché é anteriore ad ogni condizionamento del corpo, é il nostro corpo originale. Le cellule hanno una memoria organica antica del loro stato di perfezione. Una volta che l’avrete percepito, é importante non ritornare nei vecchi schemi, mantenete questo sentimento, conservatelo nella memoria in tutte le situazioni della vita quotidiana. Per colui che é  totalmente stabilito  nella verità, non vi é ritorno; ma essere stabiliti vuol dire che la visione globale é totalmente trasposta su tutto i livelli dell’esistenza. Colui che non ha totalmente esplorato la trasposizione a livello del corpo-mente, anche se pensa che l’intuizione sia reale, può sempre essere ripreso dal corpo-mente. Per colui che é totalmente stabilito, il corpo-mente è la perfetta espressione della verità. Solo costui sa cosa voglia dire “Il tempio di Dio”.  Abbiate cura del vostro tempio.

Jean Klein

 

Le corps est mémoire. Ce n’est pas le corps qui se réveille le matin, mais votre mémoire. Le corps est le passé. C’est un schéma de réactions, de résistances et de peurs cristallisées. Par exemple, il se peut que quand vous étiez enfant, vous n’appreniez pas bien vos leçons à l’école et en rentrant à la maison, avec votre carnet de note, vous aviez peur de la colère de vos parents ou de leur déception. Après plusieurs répétitions, ce sentiment de peur est devenu chronique et se manifeste comme une contraction permanente des muscles et des articulations dans votre corps.
Il y a des centaines de situations dans notre vie qui se répètent maintes fois, et qui nous amènent à un état chronique de contraction. Cette contraction paralyse la vraie sensation d’énergie du corps, notre sensation tactile qui est notre acquis de naissance. Mais ayant oublié comment se ressent un corps relaxé, complètement en expansion, léger, nous appelons cette matière contractée, souvent lourde et raide, notre corps.
Très souvent, nous n’aimons pas ce corps parce qu’il n’est pas ressenti comme pouvant être aimé et nous en abusons avec une nourriture non appropriée, abus d’alcool ou drogues, ou bien nous le punissons avec des comportements violents. Or, nous ne pouvons jamais devenir libres du corps tant que nous ne le connaissons pas, et nous ne pouvons le connaître en le maltraitant. En d’autres termes, nous ne pouvons pas changer une réaction par une autre réaction. Comment alors, pouvons-nous aimer notre corps, le connaître, et ainsi savoir que nous ne sommes pas le corps?
Nous devons regarder notre corps totalement de manière objective, comme nous regardons un arbre, une table ou tout
autre objet qui n’a pas un fort impact psychologique sur nous. Nous pourrons alors sentir sans interprétations, le poids, la contraction, l’agitation, etc. Nous acceptons les faits sans interférence psychologique.
En acceptant la sensation du corps, « accepter » et non pas « tolérer », des sensations diverses peuvent alors se manifester pleinement dans notre acceptation, dans notre attention.
Vous ressentez l’agitation du corps, vous n’êtes que sensation, il n’y a pas de commentaires psychologiques, il n’y a pas quelqu’un qui ressent, pas d’objet ressenti, il n’y a que sensation. La sensation, le poids, l’agitation, peuvent alors vraiment s’articuler. Il est très important que cette articulation ait lieu, autrement toutes les sensations assemblées en une masse demeurent inconscientes. Une fois que la sensation s’est totalement épanouie dans votre attention, vous pouvez la laisser vous quitter, et seules restent l’acceptation, l’attention, la lumière. Cette clarté, cette acceptation n’est pas localisée dans la tête, elle n’est localisée nulle part.
Une fois la perception dévoilée dans la conscience, l’énergie libérée se dissout en lumière. Cette lumière, cette énergie est spontanément ressentie à tous les niveaux de notre existence phénoménale. Nous devenons spontanément conscients d’une sensation nouvelle du corps, une sensation d’énergie, de lumière, d’espace, de vacuité et d’expansion. Ce corps est le vrai corps, le corps organique. Le corps porte les qualités de sa source dont il est la véritable expression, sa propre source, la lumière.
Ce corps est éminemment aimant et ne peut agir que dans l’amour. Quand vous avez une fois ressenti le corps organique lumineux, ce sentiment vous reviendra souvent parce qu’il est antérieur à tout conditionnement du corps, c’est notre corps originel. Les cellules ont une mémoire organique ancienne de leur parfait état. Quand vous l’avez une fois ressenti, il est important de ne pas retourner dans les anciens schémas, maintenez ce sentiment, gardez-le en mémoire dans toutes les situations de la vie quotidienne.
Pour celui qui est totalement établi dans la vérité, il n’y a plus de retour. Mais être établi, cela veut dire que la vision globale est pleinement transposée à tous les niveaux de l’existence.
Celui qui n’a pas complètement exploré la transposition au niveau du corps-mental, même si on pense que l’intuition est réelle, on peut très bien être repris par le corps-mental.
Pour celui qui est totalement établi, le corps-mental est la parfaite expression de la vérité. Celui-là seul sait ce que le « temple de Dieu » veut dire. Prenez soin de votre temple.    Jean Klein

 

 

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Giotto di Bondone

 

L’arte dell’ascolto

Svizzera, novembre 1981

Si richiede uno sforzo, su questo sentiero ? Personalmente trovo che ho sempre meno energia per fare uno sforzo in una qualsiasi direzione

Lei non può fare uno sforzo senza una tensione. Ma perché fare uno sforzo ? Soltanto perché lei mira ad un risultato, a qualcosa che é fuori di lei. Ma quando sa veramente che quello che cerca é la sua vera natura, allora si libera dall’impulso di sforzarsi. Prima di tutto osservi dunque che lei sta costantemente facendo uno sforzo. Quando lei sarà consapevole di questo processo, si troverà fuori di esso, e potrà arrivare alla percezione originale di essere lei stesso, silenzio.

Ma questo vedere non richiede nessuno sforzo?

No. Questo vedere è il vostro stato naturale. Siate soltanto consapevoli del fatto che non vedete. Diventate più consapevoli del fatto di essere continuamente in reazione. Vedere non richiede sforzo, perché la vostra natura è visione, essere silenzio. Quando non cercate più un risultato, quando non cercate di criticare, di valutare o di concludere, ma osservate soltanto, allora potete percepire questa reazione e non esserne più complici.

Nel corso della posizione, quando ha luogo il processo di svuotamento, si presenta il pensiero: «Questo è soltanto un pensiero». Ma il pensiero «questo è soltanto un pensiero», è anch’esso un pensiero, non è così?

Sì, assolutamente. Vedere non è in se stesso un pensiero, ma all’inizio conosciamo il vedere soltanto come percezione di oggetti. Più tardi si arriva alla pura visione senza oggetto. Allora c’è la percezione interiore che siamo questa pura visione, e che tutto ciò che è visto appare dentro di noi. In quel momento la visione non è più sfiorata da ciò che è visto.

Focalizzare l’attenzione su qualcosa genera tensione. Per quanto possano esserci dei momenti di distacco, nella maggior parte del tempo siete coinvolti in ciò che state vedendo. Ma attraverso il processo dell’osservazione, potete arrivare alla pura visione senza oggetto. Date al vedere una libertà totale, senza cercare di controllare. E poiché ciò che è visto è energia proiettata apparentemente in colui che vede , quando ciò che è visto è libero da una localizzazione esso ritorna indietro verso colui che vede e si dissolve in lui, poiché ciò che é visto è discontinuo, mentre colui che vede è nella continuità, attraverso questa relazione viene allora ritrovato l’ultimo percipiente  tra colui che vede e il veduto.

Normalmente noi conosciamo colui che vede soltanto attraverso ciò che vediamo. Nei momenti di puro vedere diciamo che non vi è nulla, perché conosciamo noi stessi soltanto nella relazione soggetto-oggetto. Ma quando siamo convinti che dietro il veduto vi è colui che vede e che il veduto appare in lui, allora non mettiamo più l’accento su ciò che è visto ma su colui che vede.

Questo non rappresenta forse un traguardo per chi non lo ha mai sperimentato? Io non ho mai veduto senza un oggetto o senza proiettare la mia stessa immagine su di un oggetto, ma io credo che ci sia un modo di vedere in cui io non vedo soltanto le immagini create dalla mente… E allora…

Trasferirsi dietro la mente? Tuttavia lei conosce delle occasioni, nella sua vita, in cui vi è puro vedere senza che vi sia nulla da vedere. Per esempio, lei ha un problema. Quando lei lo penetra, viene un momento in cui esso è completamente risolto. Allora vi è una completa soddisfazione, senza alcun desiderio di aggiungere o di sottrarre qualcosa. Quando un desiderio è realizzato, lei arriva ad uno stato di totale non-desiderio in cui non sono presenti né il soggetto che desidera né l’oggetto desiderato. Lei può persino dire che vi è felicità, perché lei è la felicità. Ma dopo aver vissuto tutto ciò, osservi come l’ego si presenti a reclamare e ad oggettivare il momento, volgendolo in una sorta di caricatura alla maniera di un pagliaccio circense che solleciti le ovazioni del pubblico, sebbene egli non sia stato affatto l’attore principale.

Vuol dirci qualcosa ancora del pensiero come difesa?

Naturalmente quando ho detto ciò, l’ho fatto a ragion veduta. Arriva il momento in cui lei può vedere che prima del pensiero vi è una pulsazione, e la potenzialità del pensiero è già presente in essa. La pulsazione forza il cervello e lei istintivamente cerca il simbolo, la formulazione.

Questa pulsazione può placare se stessa prima di diventare pensiero?

Sì, se lei è molto attento può arrestare la pulsazione. Percepirla prima che diventi pensiero riduce le vibrazioni del cervello e acquieta in tal modo l’agitazione mentale e fisica.

Dovremmo saper vedere che entrambi, il fare e il non fare, sono ancora un fare. Il processo dell’avere e del divenire cessa soltanto quando ci poniamo in ascolto, perché la nostra vera natura è l’ascolto. Lo stato di veglia, quello di sogno e quello di sonno, sono sovrapposizioni al puro ascolto. Quest’ultimo non ha riferimenti ad un ascoltatore o a qualcosa di udito. Tutti gli stati appaiono nell’ascolto. Perciò più lei è presente all’ ascolto più si manifesta un lasciare la presa rispetto al fare e al non fare.

Normalmente quando parliamo di ascolto intendiamo riferirci al fatto di essere attenti a qualcosa di particolare. Ma quando parlo di questo ascolto, intendo un ascolto che si riferisce soltanto a se stesso. È come se qualcuno le chiede : «Che cos’hai in bocca?» Lei risponde: «Nulla», ma in realtà ha in bocca il gusto della bocca, può non esservi né sale né zucchero in essa, ma il gusto della sua bocca è presente. Il puro ascolto ha il suo proprio gusto.

Qualche volta io ascolto il suo discorso, ma successivamente non riesco a ricordare una sola cosa che lei abbia detto.

Quando lei ascolta senza memorizzare o concludere, non può ricordare. Il discorso ritorna verso di lei, ma non attraverso il processo usuale della memoria. Se lei cerca di ritenerlo, che cosa afferra? Soltanto le parole, la formulazione, e allora ascolta attraverso il velo di ciò che è già conosciuto, attraverso il paragone con il passato. Lei invece deve diventare innocente nel suo ascolto.

Quando lei ascolta senza abbozzare conclusioni, ad un certo punto emerge quello che stava dietro l’ascolto, forse già il giorno dopo o dopo un mese o sei mesi, ma questo emergere non è dovuto ad alcuno sforzo inteso ad afferrarlo. Nel processo della memorizzazione il vero sapore si perde.

Ci sono cose che lei dice che mi scuotono in modo particolare e restano radicate nella mia mente. Per esempio qualche giorno fa lei ha detto: «Cessate di eliminare: rendetevi conto che state costruendo tutto il tempo». Quest’osservazione continua a tornarmi alla mente.

Eppure lei non ha fatto alcuno sforzo per ricordarlo, è la frase a venire verso di lei.

In realtà possiamo ricordare così poco in modo consapevole… Pensi a tutte le esperienze che ha compiuto durante la sua vita e a come siano poche quelle che ancora ricorda. Lei ha persino dimenticato la sensazione avuta stamane al risveglio, quello che ha mangiato ieri, persino ciò che ha pensato alle tre di oggi pomeriggio.

Quando la vibrazione del cervello diminuisce, è possibile ricordare cose che erano state dimenticate dalla memoria ordinaria. Ad una frequenza molto bassa, l’individuo può anche ritornare ad un’incarnazione precedente. Ma questi tipi di esperienza sono più o meno delle distrazioni, modi di dare sostegno all’idea della persona, perché nonostante la riduzione della frequenza del cervello continuiamo ad identificarci con l’ego. D’altra parte la tensione sorge ancora quando uno ha realizzato il Sé. Ma colui che vive coscientemente nel Sé è fuori dal processo del divenire, così il suo cervello e le funzioni del suo corpo sono molto diverse da quelle proprie della persona che non ha realizzato il Sé.

Allora i suoi sensi funzionano in modo diverso?

In genere tutti i nostri sensi funzionano attraverso il meccanismo dell’afferrare. La mente proietta qualcosa all’esterno da afferrare con i sensi. In realtà fuori non vi è altro che la nostra consapevolezza.

All’inizio, quando vediamo un uccello, vi è pura percezione Successivamente lo concettualizziamo. Nel momento in cui vi e la concettualizzazione la percezione non è più presente, giacché il concetto e la percezione non possono sussistere simultaneamente.

Se lei lascia cadere il concetto, che cosa resta? La sua identità con l’uccello. Ma questa identità non è un’immagine mentale di unità, è un’esperienza globale.

E nel momento dell’unità lei è una sola cosa con ogni cosa, non è così? O è uno soltanto con l’uccello e non con tutto il resto?

Lei è soltanto essere. Quando lascia la presa, lascia il nome e la forma dell’uomo che vede. Che cosa resta? Il vero uomo appare, e in esso il suo essere uno. Nell’istante in cui lascia cadere la forma, lascia andare il corpo. Quando lascia il nome, lascia cadere la mente. Così resta soltanto l’essere, e l’essere è indivisibile. Esso è la corrente della quale abbiamo parlato prima. Quando questa corrente è presente non vi è più fissazione né ripetizione, soltanto il flusso e lo scorrere della corrente.                                                     Tratto da :  Jean Klein, “La Naturalezza dell’Essere” Magnanelli edizioni

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Quando il vostro corpo diventa oggetto di osservazione, vi rendete conto di conoscerne solo alcune parti e potete anche constatare che può essere molto arduo percepirlo nella sua totalità; ma quando l’osservazione diventa innocente, cioè quando l’osservatore è libero da ogni attesa e libero dalla memoria, in questa osservazione non vi è più posto per un io, origine delle reazioni e della pesantezza. Non vi è più complicità per mantenere contrazioni, esse scompaiono ed arriviamo alla sensazione globale del nostro corpo, una sensazione di vacuità. Ci liberiamo così da tutti i residui del passato.

Tutto parte da un’accettazione, non possiamo osservare qualcosa se non l’accettiamo. Dunque in primo luogo ci deve essere accettazione. Solo nell’accettazione il vostro corpo si prende a carico, perché l’origine del corpo é la salute, é perfezione.

Per arrivare agli strati più profondi di calma dobbiamo “ascoltare” il corpo. Quando l’ascolto é incondizionato, il corpo entra spontaneamente in una pace profonda; se lo lasciate funzionare, esso può ritrovare la sua memoria organica della pace. Ma voi interferite sempre in qualche modo con i pensieri, con i desideri, gli scopi…

Il corpo dunque nella sua totalità, ha un’estensione ben più grande di ciò che crediamo in generale.

Accettare il corpo come un oggetto della nostra attenzione. Esplorare, ascoltare le sensazioni, tutte le forme che si dispiegano nel nostro corpo, questo richiede un’attenzione silenziosa perché non vi è nulla da anticipare, da attendere, da sperare. Si tratta di un’attenzione che prende semplicemente nota di ciò che avviene all’istante. In questa attenzione priva di intenzione, il corpo si offre in tutta la sua sensibilità, con le sue paure, le sue ansie, non essendoci più un complice ci può mostrare le sue tensioni.

Quando scopriamo la sensibilità del corpo, si produce un diverso tipo di visione che proviene dalla profondità del nostro essere. Si tratta di un’immersione nel silenzio totale. Soltanto contemplare, nella contemplazione non vi é più complicità. Le energie che si sono riunite per creare la tensione lasciano la presa. Ad esempio, nella vita di tutti giorni ci troviamo confrontati a molte situazioni e quando siamo attenti sul campo alla corporalità, vediamo che ogni situazione rilascia una certa sensazione.

Quel che chiamiamo sensazione corporale spesso é solo memoria, sensazioni che abbiamo adottato nel corso della nostra vita, schemi che si sono inseriti nella nostra cerébralità, fatti di difese, aggressioni, paure ecc…

Quando si esegue il lavoro corporale, esso vi dà ogni volta una diversa percezione. Le posizioni vanno esplorate fino in fondo, fino alla profondità del loro esistere.. Evocare la sensazione, lasciare svegliare l’energia del corpo, senza rappresentazioni né visualizzazioni. La sensazione dell’energia supera completamente la corporalità. Tutto questo appare nella nostra lucidità attenta e silenziosa.

Il corpo é in voi ma voi non siete il corpo.

Jean Klein

(tratto dai dialoghi registrati nel corso del tempo durante i seminari)

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ll movimento invisibile è ciò che precede l’atto visibile.
Questa energia armonizza, spiritualizza il corpo, altrimenti, incontriamo solo reazioni, nodi, schemi che si sono formati, cristallizzati nel tempo.
Quando ci sentiamo, viviamo interiormente, si diventa percezione abitata, continua, non meccanica.
Se siamo consapevoli di questa possibilità, se alimentiamo questo profondo strato della nostra sensibilità, il nostro corpo perde la sua densità, il suo peso; attraversa diversi stadi di fluidità e diventa chiaro, leggero.
Tutti questi fenomeni appaiono nella nostra coscienza.
Il corpo si è rivelato perché in quel momento non c’é volontà.
È un “lasciar-fare” attivo e passivo allo stesso tempo, perché vigile, sveglio.

dalla rivista “Essere”, Jean Klein

 

 

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Jean Klein & me  (Grasse)

 

“La parola pratica di solito significa abitudine. Dobbiamo utilizzare lo yoga per diventare sempre più consapevoli del nostro corpo e della nostra mente. Dobbiamo vedere che il corpo è il territorio delle paure, delle ansie, delle difese e dell’aggressione. Tuttavia, è auspicabile mettere l’accento sulla presenza, sull’ascolto.
Ciò che è importante è approfondire la conoscenza di questo territorio di tensione dovuta alla proiezione di un “io”.
Questo “Io” non ne è distinto, gli appartiene.
Quando questo è ben chiaro, le tensioni non hanno più un complice, la percezione è libera e l’energia si ritrova nella sua totalità.
L’approccio tradizionale passa attraverso l’ascolto del corpo, ma non addomesticandolo; imporre una legge sul corpo è violenza.
Possiamo spazzare il pavimento o lavare i piatti mentre ascoltiamo,
non fa differenza. “

Jean Klein

« Le mot pratique signifie généralement habitude. Nous devons utiliser le yoga pour devenir de plus en plus conscients de notre corps et de notre esprit. Nous devons voir que le corps est le territoire des peurs, des anxiétés, des défenses et des agressions. Cependant, l’on doit se pencher surtout sur la présence, sur l’écoute. Ce qui importe, c’est d’approfondir la connaissance de ce territoire de tensions et de voir que la projection d’un « je » en est la raison. Ce « je » n’en est pas distinct, il lui appartient. Quand ceci est bien clair, les tensions n’ont plus de complice, la perception est libre et l’énergie se retrouve dans sa totalité. L’approche traditionnelle passe par l’écoute du corps, mais non par sa domestication ; lui imposer une loi est une violence. On peut balayer le plancher ou laver la vaisselle tout en étant à l’écoute, cela ne fait aucune différence. »

 

 

 

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Jean Klein

 

La sensation du corps libérée de toute intervention

 

JK. “Le corps doit être complètement libre de toute anticipation et de toute attente, libre de tout relent de passé. Il doit être complètement détendu. Aussi, pour parvenir à une compréhension, à une expérience d’écoute, nous devons d’abord prendre notre corps comme un objet d’observation. Au moment où nous prenons notre corps comme un objet d’observation, nous voyons que nous n’avons connaissance que de certaines parties de notre corps et qu’il peut être extrêmement ardu de percevoir la totalité de notre corps. Dans ces parties, il y a contraction, lourdeur et réaction. Aussi au moment où notre corps devient un objet d’observation innocente— et par innocente je veux dire que l’observateur est libre de toute attente, libre de toute mémoire— alors, dans cette observation innocente il n’y a nulle place pour un «je», pour un «moi», qui sont à l’origine des réactions et de la lourdeur. Il n’existe plus désormais de complice pour maintenir des contractions dans le corps et elles disparaissent. Nous parvenons ensuite à un ressenti global de notre corps, une sensation de vacuité. Ce que nous appelons observation inconditionnée, regard innocent, concerne un corps affranchi de toute impulsion de prendre, de saisir.

Q. Quand nous écoutons réellement, sommes-nous libre de toute tension?

JK. Oui, dans cette écoute du corps, toute tension s’évanouit et nous parvenons à un corps inconditionné. Vous vous libérez de tous les résidus du passé. Dans l’observation innocente, il y a acquiescement. Vous ne pouvez jamais observer quelque chose, quand vous ne l’acceptez pas; il doit donc y avoir, en premier, acceptation. En acceptant votre souffrance, votre souffrance se modifie. Seul un objet peut éprouver de la souffrance, et vous n’êtes pas l’objet, vous en êtes l’observateur. Je ne dis pas qu’il n’y a pas de souffrance mais elle est réduite à son aspect le plus simple, le plus fonctionnel. Quand vous résistez psychologiquement, vous êtes un complice de la souffrance. C’est seulement en acceptant que le corps se prend en charge, parce que l’origine du corps est la santé, l’origine du corps est la perfection.”

Extrait de Transmettre la Lumière

 


La sensazione del corpo libero da ogni intervento

JK. “Il corpo deve essere completamente libero da ogni anticipazione e da ogni attesa, libero da ogni riferimento al passato, deve essere completamente rilassato. Inoltre, per arrivare ad una comprensione, ad un’esperienza di ascolto, dobbiamo in primo luogo prendere il nostro corpo come un oggetto di osservazione e allora possiamo renderci conto che conosciamo solo alcune parti del nostro corpo e che può essere estremamente arduo percepirlo nella sua totalità. In queste parti vi é contrazione, pesantezza e  reazione. Ma quando il nostro corpo diventa oggetto di osservazione innocente – e quando dico innocente intendo che l’osservatore é libero da ogni attesa, libero da ogni memoria – allora, in questa osservazione innocente non vi é posto per un “io”, per un “me”, essi  sono all’origine delle reazioni e della pesantezza. Non esiste più un complice per mantenere delle contrazioni nel corpo ed esse scompaiono, arriviamo in seguito ad una sensazione globale del nostro corpo, ad una sensazione di vacuità. Ciò che chiamiamo osservazione incondizionata, sguardo innocente, concerne un corpo libero da ogni impulso a prendere o afferrare.

D. Quando ascoltiamo realmente, siamo liberi da ogni tensione ?

JK. Si, in questo ascolto del corpo svanisce ogni tensione, ed arriviamo ad un corpo incondizionato. Vi liberate da ogni residuo del passato. Nell’osservazione innocente vi é accettazione. Non potete osservare qualcosa se non l’accettate, in primo luogo ci deve essere accettazione. Accettando la vostra sofferenza, essa si modifica. Solo un oggetto può provare sofferenza e voi non siete l’oggetto, voi siete il suo osservatore. Non intendo dire che non ci sia sofferenza, ma qui essa é ridotta al suo aspetto più semplice, più funzionale. Quando resistete psicologicamente, siete complici della sofferenza. Solo accettando, il corpo si prende a carico, perché l’origine del corpo é la salute, la sua origine é perfezione”.

 

buddha Amitabha

JEAN KLEIN

SUR L’EXPLORATION CORPORELLE

« Lorsque nous explorons notre corps, nous percevons, outre des notions bien déterminées, certaines parties qui sont plus ‘douées’ et qui sont virtuellement, autre chose que la notion corporelle dominante. Je veux dire que nous n’avons pas seulement du corps une notion de pesanteur, de lourdeur ou de contraction, mais qu’il y a également dans celui-ci des parties qui sont conçues comme plus transparentes.
Il faut donc, à partir des points du corps qui sont déjà ressentis comme plus agiles et plus souples, emplir de transparence, de légèreté tout le reste du corps jusqu’à ce qu’on parvienne à un sentiment d’homogénéité totale.
Il faut ensuite, non seulement aboutir à cette homogénéité, mais encore, par la ‘fantaisie sensorielle ‘ parvenir à d’autres notions et à d’autres sensations jusqu’à pouvoir sentir le corps comme libre, aérien, vacant ou, pour mieux dire encore, comme complètement désobjectivé.
Le processus d’objectivation est centripète et il se fait toujours dans le sens de compression et de la lourdeur. Par contre, un corps qui se vide de son objectivité est un corps qui se dilate. Et comme nous sommes ici dans le domaine de la sensation, il faut aller jusqu’aux limites de ce vidage, c’est-à-dire parvenir à la sensation d’un corps en expansion, capable de s’insérer dans n’importe quel espace. Il faut aussi parvenir à une sorte de désintégration du corps qui nous amène à le sentir en continuité homogène avec les objets.
Un objet ainsi regardé ne reste pas distinct, mais il est envahi et senti comme une prolongation de notre corps. C’est l’état égocentrique qui ramène tout à soi-même au lieu de se fondre, de s’unifier et de se dissoudre dans l’environnement.
Ceci concerne le domaine corporel, mais dans le domaine mental, c’est la même chose. A ce qui constitue dans la sensation un corps pesant , lourd, matériel et solide, correspond un état psychique. (…) De même que nous désobjectivons le corps en orientant la sensation vers un état de transparence et de fluidité, , nous devons corriger et rééquilibrer ‘l’objet problème’ qui n’est vu que par sa face obscure. »

 


 

“Quando esploriamo il nostro corpo,  oltre alle nozioni ben definite, percepiamo certe parti che sono più “dotate ” e che sono virtualmente diverse dalla nozione corporea dominante. Intendo dire che oltre ad avere una nozione di pesantezza, di densità e di contrazione del nostro corpo, abbiamo anche delle parti che sono concepite come più trasparenti, partendo da quelle parti del corpo che sono già sentite come più libere e flessibili, bisogna dunque riempire di trasparenza, di leggerezza, tutto il resto del corpo, fino a raggiungere una sensazione di totale omogeneità.
In seguito bisogna arrivare non solo a questa omogeneità, ma tramite la “fantasia sensoriale”, dobbiamo raggiungere altre nozioni ed altre sensazioni fino a poter sentire il corpo libero, aereo, vacante o per dirla ancora meglio, completamente disoggettivato.
Il processo di oggettivazione é centripeto e si compie sempre nel senso di compressione e di pesantezza. D’altra parte, quando un corpo si svuota della sua oggettività, é un corpo che si espande, e siccome qui ci troviamo nel campo della sensazione, bisogna andare fino ai limiti dello svuotamento, vale a dire, raggiungere la sensazione di un corpo in espansione, capace di inserirsi in qualsiasi spazio. Bisogna anche ottenere una sorta di disintegrazione del corpo che ci conduca a sentirlo in una continuità omogenea con gli oggetti. Un oggetto visto in questo modo, non rimane distinto, ma é invaso e sentito come un prolungamento del nostro corpo. Lo stato egocentrico invece, riporta tutto a se stesso invece di fondersi, di unificarsi, e dissolversi nell’ambiente.
Questo riguarda il campo corporale, ma nel campo mentale é la stessa cosa; a ciò che costituisce la sensazione di un corpo pesante, materiale e solido, corrisponde uno stato psichico (…) Come disoggettiviamo il corpo orientando la sensazione verso uno stato di trasparenza e fluidità, dobbiamo anche correggere e riequilibrare “l’oggetto problema” che é visto solo dal suo lato oscuro.

 

JK
Jean Klein

Vous dites souvent de “prendre note” de la perception. Qu’entendez-vous par “prendre note” ?

Cela signifie percevoir complètement la nervosité, percevoir ce qui n’est pas tranquille sur le plan musculaire. Observez-le et dans cette observation il ne sera plus alimenté. Certaines parties du corps, la poitrine , la gorge, la nuque sont en réaction constante.
Le corps possède une mémoire organique. Quand vous vous êtes trouvé une fois dans un état de détente, cette mémoire organique se rappelle à vous. Observez ce qui est constamment en réaction, en activité. Référez-vous très souvent à la mémoire organique de la détente.  Jean Klein – “Transmettre la lumière”


 

Lei suggerisce spesso di “prendere nota” della percezione. Che cosa intende con “Prendere nota” ?

Significa percepire completamente il nervosismo, percepire ciò che non é tranquillo sul piano muscolare. Osservate questo ed in questa osservazione non verrà più alimentato.  Certe parti del corpo, il petto, la gola e la nuca, sono in reazione costante. Il corpo possiede una memoria organica. Quando vi sarete trovati una volta in uno stato di distensione, questa memoria organica vi richiamerà. Osservate ciò che é costantemente in reazione, in attività. Fate spesso riferimento alla memoria organica della distensione. Jean Klein

 

viviane augusta

Il lavoro sul corpo  (Jean Klein)

D: In che modo il suo insegnamento dello yoga e del pranayama si adatta al non-insegnamento dell’advaita?

Jean Klein: lo yoga è un’esplorazione del corpo-mente.

Il pranayama è una purificazione. Questa esplorazione avviene in una consapevolezza completamente innocente rispetto a qualsiasi riferimento, non vi é ricerca di un risultato o di un obiettivo. Quindi l’esplorazione vi riporta alla consapevolezza senza oggetto.

D: Ma spazzare il pavimento o guardare un fiore può fare lo stesso se tutti gli oggetti si riferiscono alla consapevolezza, quindi perché le asanas in particolare?

JK: Il corpo-mente è stato condizionato dall’Io-concetto  e nell’esplorare specificamente il corpo nella scelta consapevole, gli viene data l’opportunità di integrarsi nel suo stato originale. Ma questa esplorazione può essere fatta solo a livello di energia.

D: E perché è importante che il corpo raggiunga il suo stato originale?

JK: Perché è raro che si abbia un assaggio della realtà con un corpo tamasico e condizionato.

D: Se la realtà non è il corpo, che importanza può avere in che condizioni si trovi il corpo?

JK: Un corpo tamasico non è in grado di concepire la sottigliezza che appartiene all’intuizione. L’intuizione non appartiene al corpo-mente, ma il corpo-mente sente l’impatto dell’intuizione.

D: Lei Intende che l’intuizione è, in un certo modo, espressa o soddisfatta nel corpo-mente?

JK: Assolutamente. Ma quando il corpo è condizionato, questo è difficile. Quindi l’intuizione deve essere eccezionalmente forte per superare tutti i condizionamenti. Un corpo sottile, sattvico e sensibile, è molto più aperto all’intuizione e a tutte le sottili sollecitazioni dell’essere e della grazia.

D: Quindi lei é fortemente favorevole a prendersi cura del corpo?

JK: Sì, tenendo conto del movimento giusto, del mangiare giusto, del giusto pensiero, del sentimento giusto e così via. Questo non ha nulla a che fare con yama e niyama (osservanza e astinenza). E’ il risultato di un’osservazione del corpo in modo completamente oggettivo, come lo sentiamo e come funziona in determinati momenti della giornata. Il giusto pensiero e il sentimento giusto si presentano quando viene trasposta la comprensione che non esiste un’entità personale e, quindi, nessun fare e pensare intenzionali.

D: Cosa direbbe a tutti coloro che sono troppo anziani o troppo malati o semplicemente troppo rigidi per fare yoga?

JK: Lavorare onestamente sulla loro comprensione. Quando l’intuizione è forte, supera tutti gli ostacoli. Persino un ladro o un assassino possono arrivare alla profonda comprensione della loro vera natura, nonostante tutti i loro condizionamenti, perché nulla può rifiutare la percezione istantanea dell’essere!

E poiché il corpo è solo energia, non c’è bisogno, come abbiamo detto prima, di praticare effettivamente asanas con il corpo fisico. Si può lavorare puramente con il corpo energetico. “

Jean Klein: The Book of Listening, pp. 21-22

(a cura di Emma Edwards).

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