Il Neye

È stato riscoperto di recente, è un testo molto antico, probabilmente la prima fonte che abbiamo sulle pratiche di auto coltivazione psicofisica all’interno delle tradizioni cinesi.

Il titolo si può intendere come addestramento interiore o coltivazione interiore, un testo del periodo pre-imperiale e databile sostanzialmente alla metà del IV sec. a.C.. Il Neye è stato a lungo dimenticato, le circostanze della sua scoperta sono determinate dallo sviluppo dei vasti cantieri della senologia degli ultimi decenni.

Archeologia e filologia ci hanno fatto riscoprire una quantità di testi di cui ignoravano l’esistenza. In questo fervore di scoperte si è cominciato a guardare in modo diverso quelle che erano le raccolte che l’antichità ci aveva tramandato: una nuova prospettiva, un nuovo sguardo che si è lanciato sui testi antichi.

Il Neiye era finito in una miscellanea composita che in qualche modo ne aveva occultato la presenza, un testo noto eppure invisibile, perché incluso dai bibliotecari imperiali in una miscellanea composita.

Un rinnovato sguardo ha consentito di decostruire quella collezione e di riscoprirlo come testo autonomo, collegandolo a tutta una serie di altri testi che sono stati scoperti negli ultimi decenni per effetto di nuove ricerche archeologiche.

L’auto coltivazione del taoismo

Il tema centrale del Neye è coltivare se stessi da un punto di vista psicofisico, cercare dentro di sé le risorse per affinare le proprie disposizioni naturali per sviluppare la coscienza di sé e del legame con il mondo esterno.

L’orientamento fondamentale di questo breve testo è di porsi in sintonia con l’armonia del cosmo, cioè mettere all’unisono il proprio respiro con quello del cosmo.

Una disciplina fatta di costanza, concentrazione rivolta anche agli aspetti fisici, come a quelli dietetici. Infatti c’è una serie di prescrizioni che riguardano appunto il corpo. Le pratiche di respirazione sono fondamentali in questo testo, come in altri testi riferiti all’auto coltivazione della medesima epoca.

Il Neiye contiene anche un aspetto introspettivo che porta a una purificazione del cuore, a una purificazione dalle passioni egoistiche, da tutto ciò che è parzialità, egoismo è parzialità.

Una sorta di auto educazione da un lato fisica, e dall’altro è invece spirituale.

Porsi in sintonia, ritrovare la grande armonia, in questo testo è dichiarato: potenziare le facoltà umane a un livello che rende l’essere umano paragonabile al divino.

Attraverso questo esercizio di auto coltivazione, il testo afferma che l’essere umano raggiunge una dimensione oltre umana, una dimensione che appunto col termine cinese viene chiamata shen.

Una prospettiva fortemente unitaria, una ricerca, una saggezza in un orientamento eminentemente unitario: corpo e spirito (cuore mente – shen). Una dimensione dello sviluppo personale che comunque si connette a una dimensione sociale.

In questi testi dell’epoca imperiale la salvezza del singolo è sempre concepita in forte connessione con la salvezza del mondo intero. In altri termini, riordinare sé stessi è la premessa ineludibile per riordinare il mondo.

Taosimo: riordinare sé stessi per riordinare il mondo

Accanto al termine di Tao c’è quello di Qi (pronuncia: ˈt͡ʃi): il soffio, l’energia vitale, l’ideogramma rappresenta il vapore che si dispiega a partire dalla bollitura del riso.

L’idea di un soffio, di un respiro, di un nutrimento vitale nella concezione cosmologica a cui si riferisce il Neye condivisa anche da tanti altri testi.

Il Qi è l’energia vitale che percorre tutti gli esseri e tutti gli esseri sono appunto costituiti da una sua condensazione o rarefazione. Il Qi è l’elemento che unifica tutta la realtà, ancora una volta ci troviamo di fronte a una concezione fortemente unitaria che viene percepita come animata da un unico grande soffio.

La vita del cosmo di cui l’essere umano è parte, appartiene a lui, al suo cuore e alle sue emozioni, al suo complesso psicofisico. Ma tutta questa vita cosmica che si esprime nel suo petto è anche quella che lo accomuna alla grande vita, al grande respiro della totalità della natura.

Quando parliamo di religio per questi testi della Cina antica, in particolare si tratta di riscoprire questa relazione così intima e profonda che lega ciascun essere umano alla totalità, che lo racchiude in quanto generato e rispetto al quale c’è un rapporto di gratitudine.

Gratitudine per la vita che si è ricevuta, un’idea di familiarità anche rispetto alla natura, il riconoscersi figlio prevede un rapporto di riconoscenza, un bene che la natura ci dà nel suo metterci al mondo.

Sia la coltivazione interiore, sia la concezione del cosmo, sono entrambe incentrate sulla nozione di Qi, cioè dell’energia vitale, la finalità dell’auto coltivazione è proprio quella di rimettere all’unisono il proprio respiro con quello del cosmo.

Un altro grande termine chiave intorno al quale si dispiega il Neye, come tutto il pensiero antico cinese, è la nozione di armonia, l’armonia da ritrovare, da costituire attraverso la relazione con la realtà più ampia che ci include, non si tratta della contemplazione di un’armonia immota, immobile: già data, piuttosto si tratta di voler ricostruire e ricercare un’armonia muovendo dalla percezione di una grande disarmonia.

Un aspetto a cui a volte non si fa attenzione è che nell’età assiale in Cina non abbiamo un periodo di pace e prosperità, ma quello degli Stati combattenti: un periodo di feroci conflitti, sanguinari, attraverso i quali si disintegra l’ordine arcaico della società cinese e si pongono le premesse della sanguinosa gestazione per quello che sarà l’Impero centralizzato fondato nel 221 a.C. dal sovrano di Qin, il primo imperatore celeberrimo per la ingente quantità di soldati di terracotta che ha voluto lo accompagnassero nella sua sepoltura.

L’epoca in cui nasce questa ricerca dell’armonia, così enfaticamente celebrata da tutto il pensiero della Cina antica, è un’epoca di grande disarmonia e quindi il pensiero, coraggiosamente, cerca il pensiero dell’età assiale.

Consapevoli dei conflitti e quindi della necessità di creare un ordine nuovo, di creare una nuova armonia che non sia quella fondata sulla pura sopraffazione. Un nuovo ordine del mondo rispetto al quale ci sono ricette diverse: i confuciani ne hanno una, i taoisti un’altra.

La ricerca dell’armonia, a partire dal conflitto e dalla disarmonia, è la grande istanza che percorre tutto il pensiero dell’età assiale.

Vorrei sottolineare un’altra caratteristica del Neye che lo accosta al Laos, lo definirei appunto il pensiero portante. Ne cito un passaggio:

dentro il cuore, un altro cuore è presente, questo cuore dentro il cuore è pensiero che precede le parole

Questo appena citato è uno dei passaggi suggestivi che scava all’interno del cuore umano per cercare l’afflato dell’armonia cosmica, l’energia vitale che pervade tutto il mondo, dal basso all’alto, dalle costellazioni ai fili d’erba.

Questo incipit molto bello e molto suggestivo, cosmico delle idee, mi ha fatto in qualche modo pensare al grande incipit del De rerum natura.

Allora perché rileggere questo testo antico?

Certamente i filologi hanno le loro motivazioni, ma io penso che possa essere un testo interessante anche per molti altri lettori, che potrebbero chiedersi se questi testi antichi, se e in quale misura possano diventare una risorsa per pensieri moderni.

Tianxia significa: “tutto quanto sta sotto il cielo”, ossia il mondo, sia la dimensione politica delle idee che quella dell’arte, si tratta di ordinare sé stessi, di dare armonia a se stessi.

Spesso si contrappone l’energia confuciana allo spirito contemplativo taoista, in realtà non è così, c’è uno spirito contemplativo anche in tante pagine di Confucio e di Mencio, così come c’è una fortissima energia attiva: una vocazione al governo del mondo. Così anche i testi taoisti tanto il Laos quanto il Neye ce ne danno una prova: Il sogno della grande armonia.»

Matteo Mannucci (Dottore in Psicologia)

Reflections on the Art of Living.

Nietzsche ha fatto il lavoro per me. A un certo punto della sua vita, gli venne l’idea di ciò che chiamava “l’amore del tuo destino”. Qualunque sia il tuo destino, qualunque cosa accada, tu dici: “Questo è ciò di cui ho bisogno.” Potrebbe sembrare un disastro, ma affrontalo come se fosse un’opportunità, una sfida. Se porti amore in quel momento, anziché scoraggiamento, troverai che la forza è lì. Qualsiasi disastro che riesci a superare rappresenta un miglioramento del tuo carattere, della tua statura e della tua vita. Che privilegio! È in quei momenti che la spontaneità della tua vera natura avrà l’opportunità di fluire.

Poi, guardando indietro alla tua vita, vedrai che i momenti che sembravano grandi fallimenti seguiti da rovine sono stati in realtà gli episodi che hanno plasmato la vita che hai adesso. Vedrai che è davvero così. Nulla può accaderti che non sia positivo. Anche se in quel momento sembra e appare come una crisi negativa, non lo è. La crisi ti spinge indietro, e quando ti viene richiesto di dimostrare forza, essa arriva.

~Joseph Campbell – Saggista e storico delle religioni

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Una Introduzione all’Astrologia – non solo per bambini, di Liz Greene

Artist : Gao Zingjian – 1940

Avete mai alzato lo sguardo al cielo, in una notte limpida e, avvertendo la magica lucentezza delle stelle, vi siete mai domandati se esiste un particolare significato nelle figure che le stelle disegnano? Popoli di ogni periodo storico hanno guardato al cielo e sentito che conteneva un affascinante mistero. Molto prima che l’uomo inventasse il telescopio o capisse cosa fossero realmente le stelle, pensò che esse erano in qualche modo importanti. Sentì che le stelle erano così magiche e belle che dovevano contenere un messaggio speciale.

La curiosità dell’uomo per le stelle fu l’inizio della scienza astrologica. Gli archeologi hanno trovato tracce degli studi astrologici nelle rovine di quasi tutti i siti di civiltà antiche, dalla Grecia a Babilonia, dalla Cina alla Roma antica. L’astrologia è la scienza più antica del mondo.

Gli astrologi osservarono che quasi tutte le stelle sembravano muoversi in tondo nel cielo. Ma notarono anche che alcune particolarmente brillanti si muovevano in modo abbastanza indipendente rispetto alle altre. Chiamavano queste particolari stelle “girovaghi”. Oggi noi li chiamiamo Pianeti. La nostra stessa terra è un pianeta e ogni pianeta si muove circolarmente intorno al Sole, che e’ una vera stella, e noi chiamiamo questo movimento orbita. Il Sole e la sua famiglia di pianeti formano il Sistema Solare. Gli astrologi identificarono 5 “girovaghi” e questi pianeti sono ancora chiamati con i loro antichi nomi: Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno. Sono tutti nomi di Dei, che è ciò che gli antichi credevano fossero i pianeti. Durante gli ultimi duecento anni sono stati scoperti altri tre pianeti a cui i moderni astronomi hanno dato il nome di altri antichi Dei: Urano, Nettuno e Plutone. Alcuni astronomi ritengono che ci siano altri pianeti nel Sistema Solare che non sono ancora stati scoperti.

Oltre alle stelle e ai pianeti, gli astrologi osservarono che la Luna si muoveva nel cielo. Noi sappiamo da lungo tempo che questo accade poiché la Luna si muove intorno alla Terra con una sua propria orbita. Anche il Sole sembra muoversi, sorgendo ad est e tramontando ad ovest. In realtà sappiamo che è la Terra a muoversi in realtà, compiendo un giro completo su se stessa ogni 24 ore, chiamato Rotazione. Quando una parte della superficie terrestre e’ di fronte al Sole, è giorno. Quando la stessa parte e’ dalla parte opposta del sole, è notte.

Gli astrologi annotarono tutto ciò che sapevano sui movimenti del Sole, Luna e Pianeti. Oggi, con l’astronomia, continuiamo questo studio grazie ai grandi telescopi. L’astrologia fu la madre dell’astronomia.

Oggi distinguiamo l’Astronomia dall’Astrologia. Mentre gli Astronomi si interessano alla scoperta di fatti scientifici sul sistema solare, i moderni Astrologi studiano le connessioni tra i movimenti dei pianeti e la vita delle persone. Gli antichi Astrologi credevano che i pianeti fossero Dei che governavano la vita degli individui. I moderni Astrologi non lo credono più, tuttavia ritengono che ci sia, in qualche modo, una relazione tra il Sole, la Luna, e Pianeti e la vita di ognuno di noi.

Astrologia Umanistica

“L’astrologia umanistica prende spunto, anzi affonda le sue radici nella filosofia e nella psicologica umanistica e pertanto volge il suo sguardo specialmente a quelle persone che sono interessate all’aspetto di conoscenza personale che vedono in questo strumento una possibilità di crescita e di sviluppo, ponendosi in una situazione di protagonisti attivi della loro vita, mossi soltanto dal bisogno di diventare “individui” comprendendo i modelli energetici sottostanti che ispirano e promuovono il “divenire costante” e che sono ben evidenziati nel tema natale personale.

Vista in questa luce l’astrologia umanistica si affianca alle varie discipline di auto-conoscenza e perde completamente il contatto con la mantica di un tempo; non si interessa infatti del destino di una persona ma del progetto individuale che prende forma a partire dall’infanzia per disvelarsi pian piano al soggetto che può così porsi come artefice della propria vita, accedendo alla dimensione della scelta consapevole.

L’astrologia umanistica perde così il ruolo che nell’immaginario collettivo la voleva legata alla divinazione ma la restituisce a pieno titolo al suo antico e sacro ruolo di “scienza iniziatica ed esoterica” che la voleva molto più semplicemente ma anche più nobilmente, strumento che si avvale del simbolismo e dell’analogia per comprendere il legame tra il macrocosmo e il microcosmo.

La visione umanistica restituisce dignità a questa materia che negli ultimi duecento anni sembra essere stata svuotata dei suoi contenuti più elevati e lo fa riprendendo quel lato che ha un approccio con l’Assoluto, perché si pone al di là delle categorie ordinatrici della nostra mente interpretando con la funzione analogico simbolica quei simboli che ci danno la possibilità di cogliere una realtà che trascende la dimensione ordinaria dell’esistenza.

L’astrologia umanistica ci parla di un “progetto racchiuso” che si organizzerà in maniera tale da potersi rivelare e dischiudere nell’ambito della vita di una persona.

Il tema natale diviene uno strumento straordinario nelle mani di una persona che sa interpretare bene i simboli poiché, anziché dirci “cosa” siamo, ci dice quali potenziali abbiamo per dirigere le nostre energie e come possono essere utilizzati al meglio per portare a termine il nostro progetto evolutivo in maniera cosciente.

L’astrologia offre ai suoi interpreti un quadro estremamente preciso ed esauriente di come si sono organizzate all’interno della persona le varie potenzialità e funzioni ; mette in risalto i blocchi e le difficoltà con cui il soggetto si confronterà per via dei conflitti e delle cristallizzazioni ma, indica anche con estrema forza le strade da intraprendere per giungere alla loro soluzione, proprio utilizzando le energie presenti. L’astrologia rivela altresì le caratteristiche di base, i modelli che hanno dato vita e forma a determinate caratteristiche e mette in evidenza facoltà e talenti da sviluppare per portare il soggetto all’auto-realizzazione.

Solo avvicinandosi a questa materia si può comprendere perché sia la disciplina più antica dell’uomo; una forma di psicologia già esistente, conosciuta e studiata nell’antichità presso quelle civiltà che avevano un contatto molto più profondo con il Mistero e con l’Assoluto e si comprende perché, nonostante i tanti detrattori e nonostante l’imperante filosofia meccanicistica, continui a suscitare un enorme fascino sulle persone, fascino che nasce dalla sua enorme efficacia nell’indagare l’anima dell’uomo che in essa si riconosce e percepisce i suoi potenziali.

FONDATORI E STUDIOSI DELLA CORRENTE UMANISTICA

Possiamo considerare grande fondatore dell’Astrologia umanistica Dane Rudhyar che fin dagli anni 30 ha scritto di astrologia collegandola con la psicologia del profondo. Dane Rudhyar è stato anche il primo a pensare alla “Astrologia centrata sulla persona” nel senso reale della filosofia umanistica ovvero come disciplina volta a promuovere lo sviluppo, l’ elevazione e la realizzazione delle potenzialità insite in ogni essere umano.

In pratica, per Rudhyar … “l’Astrologia umanistica è quella che assiste gli individui nella soluzione dei loro problemi personali ed interpersonali e specialmente nella realizzazione più piena delle loro potenzialità natali”.

Il suo primo lavoro risale infatti agli anni ’34-’35 e resta una pietra miliare nel panorama dei testi che ogni astrologo deve aver letto e studiato approfonditamente; si intitola “L’astrologia della personalità.”

Sulla scia di Dane Rudhyar troviamo Stephen Arroyo altro astrologo eclettico che si è impegnato nel portare avanti la scuola “umanistica”. A lui dobbiamo scritti memorabili quali “Astrologia, karma e trasformazione” scritto negli anni settanta in cui egli afferma che “l’astrologia funziona con livelli di coscienza e dimensioni di esperienza che vanno ben oltre la capacità di comprensione della mente logica condizionata dalla terra” ; in questo testo egli sostiene che per comprendere l’astrologia bisogna sviluppare la mente intuitiva, quella che lui definisce “occhio dell’anima” .

Un altro allievo di Dane Rudhyar è Alexander Ruperti che, oltre a continuare la scuola umanistica, è stato anche il primo a collegare in maniera inequivocabile le nuove scoperte della fisica quantistica e di Einstein sull’universo, in relazione e sulla dimensione “temporale”. I suoi studi sono basati sulla “ciclicità” legata ai ritmi planetari. Il suo libro più famoso ” I cicli del divenire”.

Tra i grandi che hanno contribuito a sviluppare e divulgare l’astrologia umanistica non possiamo non ricordare Donna Cunningham personaggio molto particolare nel panorama astrologico che ha portato avanti un particolare tipo di astrologia umanistica che possiamo chiamare “di guarigione”, nel senso delle difficoltà delle persone, semplicemente usando come base per la comprensione e la guarigione il tema natale personale. Tra i suoi testi più importanti ricordiamo qui: ” Astrology and Spiritual Development” . In Italia pressoché sconosciuta in quanto nessun suo testo è mai stato tradotto.

L’Astrologia umanistica continua il suo percorso evolutivo e raggiunge vette altissime con la fondazione della F.A.S. – la Facoltà di Studi Astrologici di Londra nel 1948, fondata da John M. Addey in anni in cui in Italia l’astrologia vedeva forse i suoi momenti più bui.

La FAS ha laureato più di 10.000 studenti di tutto il mondo: tra i nomi più prestigiosi

Liz Greene astrologa e psicologa Junghiana, fondatrice della C.P.A. ovvero Centre for Psychological Astrology, un vero e proprio percorso di studi astrologici con percorso psicologico personale. Ovviamente Liz Greene è conosciutissima anche da noi, oltre che nel mondo intero : recentemente conduce anche un Master Class di Astrologia nella celebre Università di Bath. Da noi tutto ciò sembra fantascienza, eppure questa materia così bistrattata da noi, è invece Facoltà Universitaria nella democratica Inghilterra. Tra i suoi fondamentali contributi ricordiamo i testi dei seminari tenuti con Howard Sasportas , tra cui “ The Luminars – The Inner Planets “, ricordiamo i suoi testi ” Saturno”, “Astrologia e Destino”, “Astrologia e amore”, e molti altri.

Howard Sasportas , morto da alcuni anni. Ricordiamo di lui, i grandi seminari tenuti con Liz Greene e il celebre libro sui transiti – unico tradotto in Italia – intitolato “ Gli Dei del cambiamento”.

Melanie Reinhart , insegnante presso la C.P.A. anch’essa conosciuta da noi dopo la traduzione del suo libro intitolato “Saturno, Chirone e i Centauri”.

Robert Hand, anch’esso conosciutissimo per i suoi testi : ” I transiti” e “L’Astrologia della coppia”.

(da un articolo di Lidia Fassio – www.eridanoschool.it

“L’enjeu métaphysique et spirituel d’un juste combat”. Par Jacqueline KELEN.

Somewhere in Europe

(…) A travers les siècles et dans le monde entier, des êtres humains se sont battus pour la liberté, et non seulement pour les droits qui en découlent. L’Histoire garde mémoire des peuples opprimés, des personnes réduites en esclavage, de tous ceux qui ont enfermés et réduits au silence pour avoir désobéi aux lois temporelles de la cité et témoigné d’un Instance supérieure. Cette liberté de l’homme est toujours à défendre et à conquérir, elle n’est jamais assurée ni définitive. Aussi requiert-elle une extrême vigilance et une vaillance vive.En l’an 1548, à l’âge de dix-huit ans, Etienne de la Boétie rédigea un texte magistral dont le titre pourrait suffire à lui seul : Discours de la servitude volontaire. Je cite : « C’est le peuple qui s’asservit, qui se coupe la gorge, qui, ayant le choix ou d’être serf ou d’être libre, quitte la franchise et prend le joug, qui consent à son mal… » Bien avant Georges Bernanos, reprenant tragiquement la question de Lénine, « la liberté, pour quoi faire ? », et déplorant que le goût même de la liberté ait été déserté le cœur des Français, la Boétie s’interroge, cherchant « comment s’est ainsi si avant enracinée cette opiniâtre volonté de servir, qu’il semble maintenant que l’amour même de la liberté ne soit pas si naturelle. »Concernant le domaine politique, les affaires de la cité, il me semble qu’une démocratie était censée garantir la liberté de conscience, d’expression, de travail, de culte, de choix ; la liberté aussi de se déplacer, se réunir, de rencontrer autrui et dialoguer avec lui, autant dire la possibilité et la joie de s’enrichir mutuellement, d’aiguiser son intelligence, d’élargir sa compréhension. Il me semble aussi que ce n’était pas par hasard si le beau mot de Liberté ouvrait la devise trine de la République française.Venons-en au domaine philosophique et spirituel. A des questions qui concerne chacun. La peur de mourir, instillée à grand renfort médiatique, devrait faire place au questionnement beaucoup plus intéressant (mais perturbant) : que veut dire vivre ? Vivre, est-ce seulement ne pas mourir ? Est- ce seulement sauver sa peau et jouer les prolongations ?On peut survivre au niveau élémentaire, jusqu’à ce que mort s’en suive. On peut aussi chercher, pressentir, une autre vie qui est sur-vie et sur laquelle la mort n’a pas de prise. Or, il est patent que les gens qui nous gouvernent aujourd’hui sont, sinon athées, du moins dépourvus de toute préoccupation d’ordre métaphysique et spirituel. Rivés au mondain et au temporel, où l’ambition et la volonté de puissance peuvent s’exercer, et dédaigneux de l’éternel.Pourtant, il n’est pas si loin le temps où le Général de Gaulle, chrétien amoureux de la France, dialoguait magnifiquement avec son ministre, le grand écrivain André Malraux, lui qui se disait agnostique et ne cessait d’invoquer « la plus haute part de l’homme », sa « part éternelle », en discourant sur l’Art. Certes, on a rapetissé à une vitesse effrayante. Me revient ce qu’écrivait, en 1912,Miguel de Unamuno dans le sentiment tragique de la vie : « Celui qui, prétendant diriger ses semblables, dit et proclame qu’il n’a cure des choses de là-haut, ne mérite pas de les diriger. »Si donc les politiciens se réfèrent uniquement à un monde matérialiste, s’ils ignorent ou refusent toute dimension supra-terrestre, toute réalité invisible et éternelle, tout sens supérieur à l’Histoire humaine, ils dictent des lois et des comportements destinés à maintenir des citoyens au seul niveau temporel et horizontal, avec pour ceux-ci la perspective radieuse de consommer, « profiter » et « se faire plaisir ». Déjà, avec l’’instauration de la « laïcité » à la française qui se montre non pas tolérante mais hostile au phénomène religieux, et finit par étouffer en chacun le sens de l’Idéal et le désir d’éternité.Il est sommaire d’opposer la laïcité républicaine à la démarche religieuse, parce que ce qui honore l’être humain est son désir de dépassement et sa quête de connaissance, une Connaissance qui surplombe les savoirs et achemine vers la Sagesse. La plupart des philosophes actuels ont chassé la Métaphysique de leur réflexion et lui préfère l’engagement politique, l’écologie, l’humanitaire, voire le thérapeute et le développement personnel. Aux trois questions existentielles s’offrant à toute conscience humaine : qui suis-je ? d’où viens-je ? où vais-je ? Pierre Dac ajoutait et à quelle heure on mange ? Il apparait qu’au début du troisième millénaire, dans le pays de France à la culture magnifique et à la langue pleine de finesse, on se contente de la dernière question.Dans les circonstances présentes, l’enjeu spirituel du combat est capital, il est même le levier du soulèvement. Les technocrates de la politique et de la science sont conditionnés par le monde de la matérialité et même asservis à ce monde, acquiesçant à ses normes et à ses lois. Et ils entendent assujettir tous les citoyens au seul monde physique, visible et limité, rendant la caverne du mythe de Platon de plus en plus étriquée et étouffante, même si elle se trouve désormais doté de multiples écrans et gadgets pour faire passer le temps de l’enfermement.Ils n’en sont sans doute pas conscients, puisque leur seule référence est la réalité physique et empirique qui se présente à leur sens et à leur raison, mais eux-mêmes, qui s’instaurent gardiens de la prison, se trouvent enchaînés. Comme l’écrit Henry Corbin, penseur considérable et inspiré, en décryptant un récit initiatique d’Avicenne (médecin et philosophe iranien du Xème siècle), il s’agit de « sortir d’une prison dont les geôliers ne savent qu’ils sont eux-mêmes captifs. »Méfions-nous des faux guides qui égarent la population, sous couleur de « prendre soin » d’elle, sous prétexte de la protéger et rassurer. La lumineuse philosophe Simone Weil rappelle dans la personne et le sacré, un essai rédigé la dernière année de sa courte vie, que « la justice consiste à veiller à ce qu’il ne soit pas fait de mal aux hommes. » Et elle développe : « On peut transmettre du mal à un être humain en le flattant, en lui fournissant du bien-être, des plaisirs ; mais le plus souvent les hommes transmettent du mal aux hommes en leur faisant du mal. »Souvenons-nous des flatteries du Grand Inquisiteur dans l’apologie imaginée par Dostoïevski. On s’aperçoit alors que, avec l’étau qui se resserre et rend la vie irrespirable et les gens malheureux, c’est le confinement de l’âme qui est en jeu. L’issue vers le monde spirituel devient difficile, bientôt empêchée. Les chemins de l’aventure intérieure sont barrés ou effacés afin que chaque mortel soit projeté dans la seule extériorité. Telle est la mort véritable, affreuse. Ecoutons encore Henry Corbin, dans Face de Dieu, face de l’homme, qui date de 1964.« L’homme mort, c’est-à-dire spirituellement mort, ne reconnaît comme vrai et bon que ce qui appartient au corps matériel et à ce monde-ci. Les fins qui l’influencent ne concernent que la vie de ce monde. Mais si on lui propose la connaissance d’un autre monde, un monde suprasensible, il la refuse,il ne peut y croire. ( …) Il est esclave des servitudes extérieures : craintes de la loi, de la perte de la vie, de la richesse, de la réputation – toute chose qu’il valorise pour elles-mêmes. »Le grand risque, de nos jours comme de tout temps, ce n’est pas de mourir du covid, de la peste ou du choléra, c’est d’oublier et de trahir, tout autant que notre patrie terrestre, la France, la patrie céleste de notre âme, ainsi que notre véritable destination. C’est s’adapter au monde de la finitude, consentir à la condition mortelle, à l’absurde, au néant.Elle est intéressante aussi, cette expression de « pass sanitaire ». On ne remerciera jamais assez les zélateurs de la novlangue, inventeurs de la très altruiste GPA et des festifs vaccinodromes. Il s’agit en l’occurrence d’un certificat de conformité et de docilité qui ouvre les portes d’un paradis mirifique, fait de cafés et de restaurants, cinémas, discothèques, piscines et parcs d’attractions, etc. Bref, tout ce qui se consomme et fait plaisir immédiatement, tout ce qui « divertit » au sens pascalien, rapporte de gros sous au système et fait tourner la machine sans âme.Or, le pèlerin spirituel (osons un adjectif qui bientôt sera banni de la novlangue : le pèlerin mystique) cherche, lui, des passages, des trouées vers le Ciel, une issue vers le Haut vers les mondes supérieurs et invisibles par qui il se sait convoqué et auxquels il se sent mystérieusement apparenté. Les plus grandes civilisations de la planète se préoccupaient des choses de l’éternité et du voyage de l’au-delà, ce dont témoignent entre autres le livre des morts de l’Egypte pharaonique et le Bardo Thödol du Tibet.Ce que visent le pèlerin, l’homme de désir, le chevalier au « cœur d’amour épris », c’est l’Absolu, qui se révèle absolument libre, délié de tout. Ainsi, au IVéme siécle, le grand mystique cappadocien Grégoire de Nysse affirme sans ambages « C’est par sa liberté que l’homme est égal à Dieu. » Cela veut dire que l’homme accompli, l’être de lumière, reflète l’infinie liberté divine et en témoigne en ce monde.On l’a compris, la liberté véritable est le signe même de l’Esprit. Comme l’énonce la parole célèbre et vivifiante de l’apôtre Paul, dans le deuxième Epître qu’il adresse aux Corinthiens : « Le Seigneur, c’est l’Esprit, et où est l’Esprit du Seigneur, là est la liberté. »Insistons encore une fois, afin de ne pas diviser les Français. Ceux qui manifestent et luttent pour de meilleures conditions de vie, pour la justice sociale, un travail et un logement décents, pour davantage de dignité et de fraternité, ne sauraient être opposés à ceux qui combattent pour la vie de l’âme au nom de la liberté de l’Esprit. C’est une œuvre commune de transformation et d’élévation qui témoigne de « la force et de l’honneur d’être homme » – selon les termes de MalrauxNe succombons pas au désespoir ni à la résignation devant ce grand malheur qui s’abat sur la France. Dans les justes combats se manifestent des soutiens, visibles et invisibles. Parmi eux, l’Archange St Michel, patron de la France et vainqueur des ténèbres. Assurément, la situation est très grave, mais la désespérance peut réveiller chez certains une immense nostalgie, une mémoire venant de très loin, la « mémoire de l’immémorial » dont parle Gaston Bachelard. Elle peut aussi chasser les illusions et les fausses promesses dont jusqu’ici beaucoup se contentaient pour continuer à vivre, à survivre.Peut-être ( et assurément à leur insu), ces politiciens et scientistes susciteront un éveil, un élan, chez beaucoup : un rappel de la dimension verticale de l’être humain et de sa mission spirituelle sur terre.Sans le vouloir, et contrairement à leur plans, ces technocrates vont créer un sursaut chez les Français qui ne sont pas encore totalement anesthésies, ensorcelés. Un sursaut qui, lui, sera unevéritable « prise de conscience ». Non, se diront ces Français, il n’y a pas que cette fausse vie à ras de terre, avec sa nourriture empoisonnée et ses plaisirs frelatés, avec ses récompenses et punitions financières, cette existence plate et vide à laquelle ils veulent nous assigner. Oui, il est possible de vivre, de se sentir vivant, en se passant des restaurants, des loisirs collectifs, du shopping dans les centres commerciaux, etc. En se tournant vers l’intérieur, vers les vraies richesses, la joie inaliénable, et « en même temps » vers le Principe Supérieur, le Dieu unique, l’Ineffable, la glorieuse lumière.Oui, c’est un bon combat. Un combat héroïque et mystique pour le Souverain Bien.Il y a 2400 ans, au tribunal d’Athènes, Socrate déclara fièrement aux juges misérables qui le condamnaient à mort : « vous pouvez me tuer, vous ne pouvez pas détruire mon âme. »

Jacqueline KELEN – Ecrivain (18 juillet 2021 )

“Lo sguardo innocente”

Lei cosa intende quando dice che l’uomo è profondamente buono?-

– Il nome e la forma appaiono nell’essere e si riassorbono nell’essere. A livello dell’essere, della pura osservazione, non si può nemmeno parlare di bontà. Amore sarebbe il termine più appropriato a questo vissuto.La Bontà sgorga dall’Amore: prima vi é l’Amore e poi la Bontà.Non appena l’uomo si identifica con il nome, con la forma, con ciò che appare e scompare, si separa dalla sua Sorgente, dalla sua finalità, dalla sua realtà. Nascono allora, di conseguenza, l’insicurezza, la paura, i conflitti e in questo caso, effettivamente non può più essere buono. Nell’unità dell’essere non vi è più alcuna opposizione.

Jean Klein, libro in uscita questo settembre 2021*

Henri le Saux

Henri Le Saux

angelo di paul klee

“Ce n’est pas moi qui rencontre le Réel dans les profondeurs de moi-même. Mes sensations tout comme ma pensée sont impuissantes. C’est seulement dans [l’éclipse] de ma conscience à moi-même qu’apparaît cette conscience du Soi. Ce n’est pas moi qui atteint les profondeurs, c’est la Profondeur elle-même qui se révèle dans la disparition de ce moi. L’essentiel du travail de la personne humaine est d’entrer dans les profondeurs de l’âme, de dé-couvrir la Profondeur.”

~ Henri Le Saux (Swami Abhishiktananda) — Le Journal, Mars 1953

Annick de Souzenelle

colon

Annick de Souzenelle

Quel est selon vous le cœur de la problématique écologique ?

Une perte totale du monde céleste, du monde divin. L’Homme est comme un arbre. Il prend ses racines dans la terre, et ses racines dans l’air, la lumière. Il a des racines terrestres et des racines célestes. L’Homme ne peut pas faire l’économie de ces deux pôles. Jusqu’à récemment, il a vécu ses racines terrestres dans des catégories de force, car il ne connaissait que la « lutte contre » quelque ennemi que ce soit (intempéries, animaux, autres humains…). Il ne sait que « lutter contre » car il est dans une logique binaire. À partir de la fin de la dernière guerre, à partir des années 1950 et 1960 en particulier, il y a eu un renversement de la vapeur. On a envoyé promener le monde religieux, qui n’apportait que des obligations, des « tu dois », des menaces de punition de la part du ciel, c’était un Dieu insupportable. Nietzsche a parlé de la mort de Dieu. Merci, que ce dieu-là meure ! Mais on n’a pas été plus loin dans la recherche. Aujourd’hui, ce qu’il se passe, c’est qu’il y a un mouvement fondamental, une lame de fond qui est en train de saisir l’humanité, le cosmos tout entier, pour que l’humanité se retourne, dans une mutation qui va avoir lieu, qui ne peut plus ne pas avoir lieu, pour qu’elle retrouve ses vraies racines divines, qui sont là.

Comme si la crise avait un sens au niveau du chemin de l’Homme ?

C’est LE sens de l’Homme. Toute l’écologie est très importante, mais elle ne peut se faire que s’il y a une écologie intérieure de l’Homme. C’est le passage de l’Homme animal à l’Homme qui se retourne vers ses racines divines. Cela ne veut pas dire que ses racines terrestres disparaissent, mais qu’il retrouve ses racines célestes.

« Je respecte beaucoup les efforts actuellement déployés, mais ils sont très minimes par rapport à ce qui se joue. »
Ne peut-il pas y avoir une écologie sans spiritualité ?

Il s’agit désormais de « lutter avec ». Je suis très respectueuse des actions qui sont faites dans le sens de l’équilibre écologique, et je pense qu’il faut les faire mais c’est une goutte d’eau dans une mer immense. Un raz-de-marée va se produire, des eaux d’en haut [le monde divin] peut-être, ou des eaux d’en bas, peut-être les deux en même temps !

Je respecte beaucoup les efforts actuellement déployés, mais ils sont très minimes par rapport à ce qui se joue. S’il n’y a pas en même temps que cette lame de fond un travail spirituel, cela ne suffira pas. J’espère que ce n’est pas trop difficile à entendre quand je parle ainsi, mais il me faut le dire. On ne peut pas séparer l’intérieur de l’extérieur.

Comment voir le corps dans cette perspective ?

Le corps de l’Homme est inséparable du corps du cosmos. Ce sont les deux pôles d’une même réalité. Nous ne connaissons de notre corps que ce qui est étudié en médecine, en faculté. Mais notre corps physique n’est que l’expression qu’un corps divin, profond, ontologique, et c’est celui-ci qui est malade. Lorsque l’on veut traiter un malade, la médecine officielle ne traite que l’extérieur, le côté concret. Elle est en train en ce moment d’éradiquer l’homéopathie, qui travaille au contraire sur la cause profonde, car quand un organe est malade, c’est qu’il y a un court-circuit dans la cause profonde, dans l’organe ontologique de l’Homme, dont l’organe que nous connaissons n’est que l’expression. Si l’on ne va pas toucher à ce très subtil, il n’est pas suffisant de travailler sur la seule dimension extérieure.

Il arrive que des personnes racontent leur traversée de la maladie comme une initiation. Toute épreuve peut être la source d’une évolution énorme. L’épreuve n’est pas la même chose que la souffrance.

Cela peut-il qualifier ce que la Terre vit actuellement ?

Nous l’avons rendue malade, oui. Nous avons détourné les cours d’eau, trafiqué des éléments naturels. On trafique la Terre comme si elle était une chose. On n’a plus aucune conscience qu’elle est ce corps divin de l’Homme. Le traitement qu’on fait aux arbres, à toute la culture, est diabolique dans le sens que cela « sépare ».

La surconsommation matérielle, le capitalisme, sont-ils l’expression d’une conscience qui s’est « séparée » ?

Tout à fait. Toute idéologie qui n’est pas reliée au verbe fondateur devient la peste. C’est la cinquième plaie d’Égypte. Toutes nos idéologies politiques, philosophiques, financières ne réfèrent absolument pas au verbe divin, si bien qu’elles sont vouées à l’échec. Soljenitsyne l’avait bien vu, en disant qu’il quittait une folie (l’URSS) pour en trouver une autre aux États-Unis. Tout cela doit disparaître. Tous nos politiciens sont perdus à l’heure actuelle, qu’ils soient de droite, de gauche, du milieu, de tout ce que l’on veut… Ils mettent une rustine ici, une rustine là, ils ne peuvent pas résoudre les problèmes. Parce que l’Homme a déclenché des problèmes qui ne seront solubles que par un retournement radical de son être vers les valeurs divines.

Les religions elles-mêmes, telles qu’elles sont aujourd’hui, sont vouées à une profonde mutation. Ce qui va émerger de tout cela est une conscience totalement nouvelle, d’un divin qui sera intimement lié à l’humain, qui ne viendra pas d’une volonté d’ailleurs, mais d’une présence intérieure.

Puisque selon vous le cosmos extérieur représente le cosmos intérieur, l’endroit du chemin écologique peut-il devenir un chemin spirituel ?

On ne peut pas entrer dans l’intelligence du cosmos extérieur sans entrer dans l’intelligence du cosmos intérieur. Ce n’est non plus la seule voie. Je peux aussi dire le contraire : ça peut être quelqu’un qui découvre son cosmos intérieur, et par conséquent qui va se consacrer au cosmos extérieur. On ne peut pas vivre quelque chose d’intense intérieurement sans se trouver relié au monde extérieur… Quand je suis dans mon jardin, je vois les arbres, les plantes, les oiseaux, comme des anges, qui sont là, vivants, qui respirent avec moi, qui m’appellent… Combien de fois le chant des oiseaux est mon chant…

« Nous vivons une très grande épreuve, la peur règne, mais cela peut être, pour ceux qui le comprennent, un chemin initiatique magnifique. »
Des personnes qui se disent athées mais qui sont très reliées au monde, sont-elles aussi sur un chemin spirituel ?

Oui, nombreux sont ceux qui se disent athées parce qu’ils rejettent le dieu des églises… mais ressentent cette unité avec la nature. Le grand sujet aujourd’hui est de sortir de l’esclavage au collectif très inconscient, pour entrer, chacun et chacune, dans sa personne, dans l’expérience personnelle. On est à cet endroit de chavirement total de l’humanité.

Nous vivons une très grande épreuve, la peur règne, mais cela peut être, pour ceux qui le comprennent, un chemin initiatique magnifique.

Nous sommes dans un moment unique de l’humanité, extrêmement important, le passage de l’Homme animal à l’Homme qui se souvient de ses racines divines. Il y a un grand espoir.

L’espoir, donc, ne se situe pas seulement dans l’espoir que la crise s’arrête, mais dans l’espoir que l’Homme change à travers cette crise  ?

Exactement. C’est une mutation de l’humanité. Aujourd’hui on a terriblement peur de la mort, on veut reculer la mort. Or, il faut accepter la mort, elle est une mutation. J’ai une grande confiance. C’est impressionnant, mais on n’a pas à avoir peur. La peur est un animal qui nous dévore. De cette énergie animale, nous avons à faire de l’amour.

Propos recueillis par Juliette Kempf

L’écologie extérieure est insèparable de l’ècologie intèrieure (Annick de Souzenelle) Ass.Reporterre

La crise écologique est intrinsèquement liée à la transgression des lois ontologiques, assure la théologienne Annick de Souzenelle. Sans travail spirituel, pour retrouver et harmoniser racines terrestres et racines célestes de l’humain, il serait impossible de la stopper.

Après des études de mathématiques, Annick de Souzenelle, née en 1922, a été infirmière anesthésiste, puis psychothérapeute. Elle s’est convertie au christianisme orthodoxe et a étudié la théologie et l’hébreu. Elle poursuit depuis une trentaine d’années un chemin spirituel d’essence judéo-chrétienne, ouvert aux autres traditions. Elle a créé en 2016 l’association Arigah pour assurer la transmission de son travail et animer l’Institut d’anthropologie spirituelle.


Reporterre — Vous étudiez la Bible depuis plus de cinquante ans. Quel est le sens de ce travail ?

Annick de Souzenelle — Ce qui résume tout, c’est que j’ai un jour mis le nez dans la Bible hébraïque, et j’y ai lu toute autre chose que ce que disaient les traductions habituelles. Elles sont très culpabilisantes et je sentais que ce n’était pas juste.

J’ai été émerveillée par la Bible hébraïque : je me suis consacrée à écrire ce que je découvrais — des découvertes qui libèrent du poids de la culpabilisation qui a abîmé tant de générations… À partir de là, j’ai réécrit une traduction des premiers chapitres de la Bible [la Genèse], de l’histoire de l’Adam que nous sommes, Adam représentant non pas l’homme par rapport à la femme, mais l’être humain, et de l’arbre de la connaissance du bien et du mal.

Un voile est en train de se lever sur les écritures, et cela se passe aussi avec le sanskrit, le chinois, d’autres personnes y travaillent… Il se passe quelque chose à l’heure actuelle, il faut aller plus loin dans la compréhension de l’humain, de l’Adam…

Les traductions les plus courantes de la Genèse décrivent la domination de la Terre et des espèces animales par l’Homme, et une supériorité de l’homme sur la femme… Avec votre exégèse, que peut-on entendre ?

À partir du déchiffrement symbolique de l’hébreu, on peut entendre ceci : lorsque l’Adam [l’être humain] est créé, il est différencié de son intériorité, que nous appelons aujourd’hui l’inconscient, et cet inconscient est appelé Ishah, en hébreu. Nous avons fait de Ishah la femme biologique d’Adam, qui, lui, serait l’homme biologique. Dans ma lecture, il s’agit du « féminin intérieur » à tout être humain, qui n’a rien à voir avec la femme biologique. Il s’agit de l’être humain qui découvre l’autre côté [et non la côte] de lui-même, sa part inconsciente, qui est un potentiel infini d’énergies appelées « énergies animales ». Elles sont en chacun de nous. On en retrouve le symbole au Moyen-Âge, dans les représentations sculpturales : le lion de la vanité, de l’autoritarisme, la vipère de la médisance, toutes ces caractéristiques animales extrêmement intéressantes qui renvoient à des parties de nous, que nous avons à transformer. La Bible ne parle pas du tout des animaux extérieurs, biologiques, que nous avons à aimer, à protéger. Elle parle de cette richesse d’énergie fantastique à l’intérieur de l’Homme qui, lorsqu’elle n’est pas travaillée, est plus forte que lui, et lui fait faire toutes les bêtises possibles. Ce n’est alors plus lui qui décide, qui « gouverne » en lui-même.

Il est extrêmement important de bien comprendre que cet Adam que nous sommes a en lui un potentiel qui est appelé « féminin » — que l’on va retrouver dans le mythe de la boîte de Pandore chez les Grecs et dans d’autres cultures — et que ce potentiel est d’une très grande richesse à condition que nous le connaissions, que ce ne soit plus lui qui soit le maître, mais que chaque animal soit nommé et transformé.

« L’extérieur est aussi l’expression de ce qui est à l’intérieur de l’Homme. »

Dans la Bible, tous les éléments, les règnes végétaux et minéraux sont très présents. Quelle est dans votre lecture la relation entre l’Homme et le cosmos ? Est-ce que cela décrit aussi le « cosmos intérieur » de l’Homme ?

L’extérieur est aussi l’expression de ce qui est à l’intérieur de l’Homme. Le monde animal, le monde végétal et le monde minéral sont trois étapes des mondes angéliques qui sont à l’extérieur comme à l’intérieur de nous. L’intérieur et l’extérieur sont les deux pôles d’une même réalité. Il y a dans la Bible un très beau mythe où Jacob, en songe, a la vision d’une échelle sur laquelle les anges montent et descendent. L’échelle est véritablement le parcours que nous avons à faire dans notre vie présente, de ce que nous sommes au départ vers ce que nous devrions devenir. Nous avons à traverser les mondes angéliques, c’est-à-dire à les intégrer. Mais tout d’abord, à nous verticaliser.

Ce chemin « vertical », qu’implique-t-il dans notre rapport au monde ?

C’est tout simple : cultiver ce cosmos extérieur. Ce que nous faisons à l’extérieur a sa répercussion à l’intérieur, et vice versa, donc il est extrêmement important de cultiver ensemble le monde animal extérieur et le monde animal intérieur, et de la même manière en ce qui concerne les mondes végétaux et minéraux.

C’est-à-dire d’en prendre soin, de les faire grandir, de les enrichir ?

Oui, nous en sommes totalement responsables. La façon dont nous traitons ce monde à l’intérieur de nous va se répercuter à l’extérieur. Or, à l’intérieur de nous, nous sommes en train de tout fausser, nous n’obéissons plus aux lois qui fondent la Création. Je ne parle pas des lois morales, civiques, religieuses. Je parle des lois qui fondent le monde, que je compare au mur de soutènement d’une maison. On peut abattre toutes les cloisons d’une maison, mais pas le mur de soutènement. À l’heure actuelle, c’est ce que nous faisons. Nous transgressons les lois ontologiques [du grec ontos = être]. Elles aussi sont dites dans la Bible et on n’a pas su les lire. Nous détruisons ce monde à l’intérieur de nous comme nous sommes en train de détruire la planète. Il est difficile d’entrer dans le détail de ces lois ici, mais j’ai essayé d’exprimer cette idée dans mon livre L’Égypte intérieure ou les dix plaies de l’âme. Avant que les Hébreux quittent leur esclavage en Égypte pour partir à la recherche de la Terre promise, une série de plaies s’est abattue sur l’Égypte. Chacune de ces plaies renvoie à une loi ontologique transgressée.

« À l’heure actuelle, la Terre tremble. »

Les plaies d’Égypte font penser aux catastrophes naturelles que l’on vit aujourd’hui !

Oui, à l’heure actuelle, la Terre tremble. Cela fait quelques années que les choses tremblent de partout. Nous sommes dans les plaies d’Égypte. Nous allons faire une très belle Pâque [la fête, dans la liturgie juive, commémorant la sortie d’Égypte], une mutation importante va se jouer. Mais, actuellement, nous sommes dans les plaies d’Égypte, et on ne sait pas les lire. Nous vivons une période de chaos, prénatal, je l’espère.

Est-ce dû au fait que l’Homme ne fait plus le travail intérieur ?

Oui, exactement. Mais depuis quelque temps, ce n’est pas seulement qu’il ne fait pas le travail intérieur. C’est qu’il fait un travail contraire aux lois de la Création. On est dans le contraire de ces lois ontologiques, alors le monde tremble.

« Tout a changé après la guerre. »

Vous-mêmes, dans votre vie, avez-vous vu les choses s’empirer ?

J’ai pratiquement parcouru le siècle ! Je me souviens très bien du monde de mon enfance, des années 1920. C’était un monde figé, totalement incarcéré dans un moralisme religieux bête et insupportable. Il n’était pas question d’en sortir, et ceux qui le faisaient étaient mis au ban de la société. Je me suis très vite sentie marginalisée. Puis la guerre est venue casser tout ça. Tout a changé après la guerre. Les jeunes des années 1960 ont envoyé promener la société d’avant, avec le fameux « Il est interdit d’interdire » qui résume tout, seulement ça allait trop loin. Le « sans limite » est aussi destructeur que les limites trop étroites.

La crise écologique est beaucoup reliée à l’absence de limite au niveau de la production, de la consommation, de l’utilisation de nos ressources. Comment cela s’est-il développé après la guerre ?

L’humanité inconsciente est dans le réactionnel. Elle était complètement brimée d’un côté. En s’échappant de cette contention, elle a explosé. Elle ne sait pas trouver la juste attitude. On va à l’extrême, parce qu’on ignore les lois qui structurent. Nous avons l’habitude d’associer le mot « loi  » à l’idée de contrainte, mais les lois ontologiques, au contraire, libèrent.

Les bouleversements environnementaux n’existaient pas durant votre enfance ?

On n’en parlait pas. Chacun avait son lopin de terre. Dans les années 1970, 1980, on a commencé à en parler. Au moment même où j’ai commencé mon travail intense.

Quel est selon vous le cœur de la problématique écologique ?

Une perte totale du monde céleste, du monde divin. L’Homme est comme un arbre. Il prend ses racines dans la terre, et ses racines dans l’air, la lumière. Il a des racines terrestres et des racines célestes. L’Homme ne peut pas faire l’économie de ces deux pôles. Jusqu’à récemment, il a vécu ses racines terrestres dans des catégories de force, car il ne connaissait que la « lutte contre » quelque ennemi que ce soit (intempéries, animaux, autres humains…). Il ne sait que « lutter contre » car il est dans une logique binaire. À partir de la fin de la dernière guerre, à partir des années 1950 et 1960 en particulier, il y a eu un renversement de la vapeur. On a envoyé promener le monde religieux, qui n’apportait que des obligations, des « tu dois », des menaces de punition de la part du ciel, c’était un Dieu insupportable. Nietzsche a parlé de la mort de Dieu. Merci, que ce dieu-là meure ! Mais on n’a pas été plus loin dans la recherche. Aujourd’hui, ce qu’il se passe, c’est qu’il y a un mouvement fondamental, une lame de fond qui est en train de saisir l’humanité, le cosmos tout entier, pour que l’humanité se retourne, dans une mutation qui va avoir lieu, qui ne peut plus ne pas avoir lieu, pour qu’elle retrouve ses vraies racines divines, qui sont là.

Comme si la crise avait un sens au niveau du chemin de l’Homme ?

C’est LE sens de l’Homme. Toute l’écologie est très importante, mais elle ne peut se faire que s’il y a une écologie intérieure de l’Homme. C’est le passage de l’Homme animal à l’Homme qui se retourne vers ses racines divines. Cela ne veut pas dire que ses racines terrestres disparaissent, mais qu’il retrouve ses racines célestes.

« Je respecte beaucoup les efforts actuellement déployés, mais ils sont très minimes par rapport à ce qui se joue. »

Ne peut-il pas y avoir une écologie sans spiritualité ?

Il s’agit désormais de « lutter avec ». Je suis très respectueuse des actions qui sont faites dans le sens de l’équilibre écologique, et je pense qu’il faut les faire mais c’est une goutte d’eau dans une mer immense. Un raz-de-marée va se produire, des eaux d’en haut [le monde divin] peut-être, ou des eaux d’en bas, peut-être les deux en même temps !

Je respecte beaucoup les efforts actuellement déployés, mais ils sont très minimes par rapport à ce qui se joue. S’il n’y a pas en même temps que cette lame de fond un travail spirituel, cela ne suffira pas. J’espère que ce n’est pas trop difficile à entendre quand je parle ainsi, mais il me faut le dire. On ne peut pas séparer l’intérieur de l’extérieur.

Comment voir le corps dans cette perspective ?

Le corps de l’Homme est inséparable du corps du cosmos. Ce sont les deux pôles d’une même réalité. Nous ne connaissons de notre corps que ce qui est étudié en médecine, en faculté. Mais notre corps physique n’est que l’expression qu’un corps divin, profond, ontologique, et c’est celui-ci qui est malade. Lorsque l’on veut traiter un malade, la médecine officielle ne traite que l’extérieur, le côté concret. Elle est en train en ce moment d’éradiquer l’homéopathie, qui travaille au contraire sur la cause profonde, car quand un organe est malade, c’est qu’il y a un court-circuit dans la cause profonde, dans l’organe ontologique de l’Homme, dont l’organe que nous connaissons n’est que l’expression. Si l’on ne va pas toucher à ce très subtil, il n’est pas suffisant de travailler sur la seule dimension extérieure.

Il arrive que des personnes racontent leur traversée de la maladie comme une initiation. Toute épreuve peut être la source d’une évolution énorme. L’épreuve n’est pas la même chose que la souffrance.

Cela peut-il qualifier ce que la Terre vit actuellement ?

Nous l’avons rendue malade, oui. Nous avons détourné les cours d’eau, trafiqué des éléments naturels. On trafique la Terre comme si elle était une chose. On n’a plus aucune conscience qu’elle est ce corps divin de l’Homme. Le traitement qu’on fait aux arbres, à toute la culture, est diabolique dans le sens que cela « sépare ».

La surconsommation matérielle, le capitalisme, sont-ils l’expression d’une conscience qui s’est « séparée » ?

Tout à fait. Toute idéologie qui n’est pas reliée au verbe fondateur devient la peste. C’est la cinquième plaie d’Égypte. Toutes nos idéologies politiques, philosophiques, financières ne réfèrent absolument pas au verbe divin, si bien qu’elles sont vouées à l’échec. Soljenitsyne l’avait bien vu, en disant qu’il quittait une folie (l’URSS) pour en trouver une autre aux États-Unis. Tout cela doit disparaître. Tous nos politiciens sont perdus à l’heure actuelle, qu’ils soient de droite, de gauche, du milieu, de tout ce que l’on veut… Ils mettent une rustine ici, une rustine là, ils ne peuvent pas résoudre les problèmes. Parce que l’Homme a déclenché des problèmes qui ne seront solubles que par un retournement radical de son être vers les valeurs divines.

Les religions elles-mêmes, telles qu’elles sont aujourd’hui, sont vouées à une profonde mutation. Ce qui va émerger de tout cela est une conscience totalement nouvelle, d’un divin qui sera intimement lié à l’humain, qui ne viendra pas d’une volonté d’ailleurs, mais d’une présence intérieure.

Puisque selon vous le cosmos extérieur représente le cosmos intérieur, l’endroit du chemin écologique peut-il devenir un chemin spirituel ?

On ne peut pas entrer dans l’intelligence du cosmos extérieur sans entrer dans l’intelligence du cosmos intérieur. Ce n’est non plus la seule voie. Je peux aussi dire le contraire : ça peut être quelqu’un qui découvre son cosmos intérieur, et par conséquent qui va se consacrer au cosmos extérieur. On ne peut pas vivre quelque chose d’intense intérieurement sans se trouver relié au monde extérieur… Quand je suis dans mon jardin, je vois les arbres, les plantes, les oiseaux, comme des anges, qui sont là, vivants, qui respirent avec moi, qui m’appellent… Combien de fois le chant des oiseaux est mon chant…

« Nous vivons une très grande épreuve, la peur règne, mais cela peut être, pour ceux qui le comprennent, un chemin initiatique magnifique. »

Des personnes qui se disent athées mais qui sont très reliées au monde, sont-elles aussi sur un chemin spirituel ?

Oui, nombreux sont ceux qui se disent athées parce qu’ils rejettent le dieu des églises… mais ressentent cette unité avec la nature. Le grand sujet aujourd’hui est de sortir de l’esclavage au collectif très inconscient, pour entrer, chacun et chacune, dans sa personne, dans l’expérience personnelle. On est à cet endroit de chavirement total de l’humanité.

Nous vivons une très grande épreuve, la peur règne, mais cela peut être, pour ceux qui le comprennent, un chemin initiatique magnifique.

Nous sommes dans un moment unique de l’humanité, extrêmement important, le passage de l’Homme animal à l’Homme qui se souvient de ses racines divines. Il y a un grand espoir.

L’espoir, donc, ne se situe pas seulement dans l’espoir que la crise s’arrête, mais dans l’espoir que l’Homme change à travers cette crise ?

Exactement. C’est une mutation de l’humanité. Aujourd’hui on a terriblement peur de la mort, on veut reculer la mort. Or, il faut accepter la mort, elle est une mutation. J’ai une grande confiance. C’est impressionnant, mais on n’a pas à avoir peur. La peur est un animal qui nous dévore. De cette énergie animale, nous avons à faire de l’amour.

  • Propos recueillis par Juliette Kempf

En ces temps de crise environnementale…

… le journalisme indépendant est plus que nécessaire. Reporterre est un journal géré par une association à but non lucratif, et emploie une équipe de journalistes professionnels. Chaque jour, nous publions des articles, des enquêtes et des reportages qui visent à informer et à alerter sur la crise écologique et sociale en cours. Contrairement à de nombreux médias, le journal n’a pas d’actionnaires et n’affiche pas de publicités. Cela nous permet d’être totalement indépendants. Personne ne dicte notre ligne éditoriale, et nous sommes insensibles aux pressions. Nous ne servons aucun intérêt, si ce n’est celui d’informer. Tous nos articles sont en libre accès, car nous considérons que l’information environnementale et sociale doit être accessible à tous sans conditions de ressources. Tout cela, nous le faisons car nous pensons qu’une information fiable et transparente sur la crise environnementale est une partie de la solution.

Il cuore sacro del trauma – Jeff Foster

sera

A volte le cose non accadono nel modo in cui lo vorremmo: muore una persona amata. Arriva il risultato inaspettato di un test. Una relazione crolla in un modo che non avremmo potuto prevedere. Un’infezione ritorna. Un caso si dissolve in un giorno. Un attacco arriva dal nulla, distruggendo un corpo o un sogno, o entrambi. Una cosa che sembrava molto solida, reale e affidabile ieri, risulta esserlo molto meno di quanto sembrasse.
La promessa cosmica è stata infranta?
In un attimo tutte le difese prodotte dalla nostra mente si sgretolano. Torniamo ad essere neonati, non siamo più invulnerabili, non siamo più insensibili agli orrori e alle glorie sconvolgenti della creazione. Siamo confrontati alla nostra impotenza di fronte all’immensità del cosmo, nudi senza la protezione dell’ego. In un istante, tocchiamo e siamo toccati dal mistero insondabile che sta alla base di tutte le cose e le penetra.

A volte l’impermanenza irrompe attraverso le fessure della nostra realtà obsoleta e la pura instabilità della nostra esistenza, l’incontrollabilità degli eventi, l’imprevedibilità del nostro mondo emozionale, diventano evidenti una volta di più.
I nostri occhi sono aperti. Gli antichi insegnamenti tornano in vita.
Ciò che nasce deve morire. Quello che è, presto scomparirà. Il terreno sul quale ci troviamo si può spalancare in qualsiasi momento.
Non abbiamo davvero alcuna presa da nessuna parte.
Cos’è reale?
Di cosa possiamo fidarci in questa vita?
Perché vale la pena vivere?

E indietreggiamo. Tutto questo é troppo, l’ immensità dell’esperienza, questo formidabile mistero.
Veloci! torniamo alla normale e vecchia sicurezza.
Veloci, aggrappiamoci a qualcosa di solido, qualcosa di gestibile, qualcosa di tangibile.
Miglioriamo qualcosa. Andiamo a cercare qualcosa. Controlliamo qualcosa. Afferriamo qualcosa. Proviamo ad ottenere una risposta. Prendiamo un rimedio. Risolviamo tutto questo. Lasciamoci distrarre – dalle droghe, dalla religione, dai luoghi comuni, da sempre più esperienze.
Accendiamo la televisione. Andiamo al supermercato. Facciamo un giochino sul nostro telefono. Nascondiamoci. Nascondiamoci. Nascondiamoci.

Invece di affrontare il terrore in agguato nelle profondità inesplorate, fissiamo ancora una volta i nostri occhi su superfici brillanti. Ci chiudiamo davanti al grande terrore di un’ esistenza incontrollabile, concentrandoci sulle cose della vita su cui pensiamo di avere un certo controllo.
Cerchiamo di arginare il nostro dolore e tornare alla normalità, di tornare al lavoro, tornare al conosciuto, tornare alla “realtà”.
Però, la normalità è il problema, non la soluzione.

La vecchia, “normale” realtà era troppo piccola per noi. La vita, nella sua intelligenza infinita, stava solo cercando di spezzarci per aprirci. Eravamo diventati troppo piccoli per noi stessi, troppo limitati, troppo insensibili, troppo preoccupati nella ricerca di un proprio valore nelle cose esteriori, intrappolati nelle nostre storie, confortati dal sonno trovato nel comfort e nella prevedibilità. Avevamo abbandonato il nostro potere e ci siamo fidati delle forme e delle forze esterne. Nella nostra ricerca del positivo, avevamo seppellito tutto ciò che consideravamo negativo – il dolore, i dispiaceri, i desideri, le paure, i terrori, i terribili paradossi, i dubbi insoluti. Queste energie molto naturali le avevamo rimosse nel profondo per poter funzionare, per essere produttivi, per rendere i nostri genitori orgogliosi, per essere amati, per ottenere ricompense ed essere “adattati”.
Pensavamo di essere felici. Tuttavia, la nostra felicità era così contingente, così fragile, la nostra gioia così dipendente e la nostra soddisfazione così superficiale! Era il tipo di contentezza che poteva essere distrutta in qualsiasi momento. Ed è stata distrutta, perché la vita cerca solo la pienezza.

Siamo allora chiamati a mettere in discussione tutto. Tutto. Forse la nostra attuale delusione e la nostra sofferenza non sono un ostacolo ma una via d’accesso alla guarigione.
Forse il nostro dolore non è un errore ma un portale.
Forse la nostra rabbia nasconde un percorso. Forse i nostri desideri più profondi non sono difetti, ma parti di noi stessi che vogliono solo essere riconosciute.
Ferite aperte per essere guarite, osservate, bagnate, immerse in un’attenzione amorevole.

Nessuna esperienza è intrinsecamente traumatica; nessuna esperienza è veramente impossibile da gestire o insopportabile per la coscienza; ma a volte possono liberare in noi energie vulcaniche che abbiamo represso, respinto, rifiutato di integrare, nella nostra fretta di voler essere un “io” coerente, solido e normale. Nel tentativo di assemblare, in realtà abbiamo scisso, l’ io buono” contro l’io cattivo”.
E ora la vita ci è venuta in aiuto con il suo amore per la pienezza. I terrori, le collere, la confusione e le gioie insondabili che non siamo mai stati in grado di sopportare, ora tornano liberamente a ballare in noi! Alleluia! L’esterno doveva sgretolarsi; siamo di nuovo in contatto con l’interno!
È un invito a rimanere scoperti, senza controllo, senza soluzioni ancora per un po’ , ad essere, oggi, un po ‘più incoerenti, un po’ più caotici. C’è una dignità nel crollare, nel vivere un po ‘di più il nostro io pazzo, sbilanciato, senza filtri, senza censure, non controllato. Saluta tutte quelle vecchie energie che stanno sorgendo in te.
La tua sofferenza non è un errore, né una punizione e, alla fine, non è nemmeno tua.
Tutti soffriamo. Tutti noi sperimentiamo la perdita, e tutti ci chiediamo perché. Siamo collegati a tutta l’umanità nel nostro dolore. La nostra sofferenza è il nostro rito di passaggio, e molti altri hanno fatto questo viaggio. Molti altri hanno amato e perduto, aspettato e visto crollare le loro aspettative. Noi camminiamo sulle orme dei nostri antenati. Il terreno è ancora stranamente familiare.

Siamo solo invitati ad amare noi stessi con ancora più forza, a connetterci più profondamente alla nostra respirazione, a
sentire una sorta di compassione per gli altri e per noi stessi che non avremmo mai sentito se tutto avesse continuato ad “andare nel nostro senso”.
In realtà, che senso ?
E perché ci aspettavamo che tutto continuasse nel nostro senso, in un mondo imprevedibile, impermanente o in continua evoluzione?
Può un’onda controllare l’immensità dell’oceano? Avevamo perso la nostra umiltà, il nostro senso delle proporzioni?
Se possiamo toccare i nostri dolori, possiamo toccare i dolori di tutta l’umanità.
Qui non si tratta di crogiolarsi nel dolore, è un risveglio, l’apertura degli occhi, la nascita di una vera compassione.

Permettiamo anche ai nostri dolori più profondi di ricordarci il prezioso valore di ogni momento della vita.
Lasciamo la vita spezzarci il cuore e aprirlo alla Verità.
Tutto brucia.
Sapevamo troppo, ora sappiamo di meno, e questa non è una perdita, ma la nascita della nostra libertà.

E c’è qualcosa in noi che non è mai traumatizzato, qualcosa che è sempre presente e degno di fiducia, qualcosa di indistruttibile, qualcosa che sopravvive anche alle sensazioni più intense, qualcosa che guarda e libera i traumi proprio come il cuore pompa il suo sangue …

Jeff Foster